Mag
11
2019

Il paese di plastica – nona puntata: il dossier di Legambiente

Vi invito a guardare i filmati di via Cesare Battisti dopo il nubifragio di stasera (sabato 11 maggio), condivisi sui social network dai residenti; capirete, per l’ennesima volta, quali siano le vere priorità del nostro paese. Mando un messaggio ai provocatori pro-Lega di Facebook: la soluzione sta ferma in un cassetto del Comune dal gennaio del 2015, ma per voi è secondario vedere una strada trasformata in un torrente alla prima pioggia.

Anche questi sarebbero fatti, non parole.

Avrete letto sui giornali della conferenza stampa di mercoledì scorso nella quale il sottoscritto, il presidente di Legambiente della Bassa Pianura bergamasca, la (bravissima) presidente regionale di Legambiente e il direttore scientifico di questa associazione abbiamo presentato un dossier sulle serre in Lombardia.

Per la cronaca, questo documento ha richiesto quasi un anno di lavoro, di confronto con amministratori locali, comitati locali e funzionari regionali, oltre ad uno studio molto approfondito del settore. Non è bastato un post di Facebook, per dire.

Il risultato evidenzia una serie di problemi legati alle serre, che partono dai numeri sulle superfici (che sono fortemente sottostimati e discordanti), da un sistema normativo pieno di contraddizioni e di difetti, da rapporti di copertura (40%, 48%, 60%, 70%) fondati sul nulla, fino ai regimi autorizzativi troppo generosi, alle carenze preoccupanti di controlli, a sanzioni inesistenti.

I dossier elenca tutti questi elementi puntualmente, non trascurando l’interessante analisi condotta sull’impatto sui valori immobiliari, che nessuno aveva mai svolto in modo così preciso (questa parte è stata scritta da un docente universitario).

In fondo al documento, abbiamo scritto sette proposte per il legislatore regionale e cinque proposte per i Comuni. Cito solo queste ultime in sintesi: censire tutte le serre esistenti, classificarle (fisse/stagionali/temporanee) e sanzionare tutti gli abusi, chiedendo ove necessario la rimozione delle strutture prive di permesso. A seguire, introdurre il concetto di carico sostenibile per le serre (come Arpa ha chiesto più volte) nello strumento urbanistico e stabilire una serie di regole per il loro inserimento ambientale, dopo aver precisato le modalità di autorizzazione dei singoli tipi di serre.

Leggere le reazioni a questo studio a mezzo stampa mi lascia senza parole: mi riferisco in particolare a Coldiretti, che, senza aver visto questo documento, parla di “appensantimento burocratico”, o di “vincoli”, o di “opportunità di sviluppo per l’intero territorio”. Li inviterei non soltanto a confrontarsi con noi con i numeri alla mano (non con le prese di posizione di principio), ma a fare un giro a Martinengo, laddove il Comune viene inondato settimanalmente di segnalazioni di costruzioni senza autorizzazione e di mancanza di rispetto delle previsioni urbanistiche, per le quali l’ufficio tecnico e la polizia locale stanno svolgendo verifiche ed emettendo ordinanze. Il sindaco di quel paese ha dovuto, suo malgrado, accogliere tutte le proposte che vi ho descritto prima, per il semplice fatto che la situazione è praticamente fuori controllo. Meglio tardi, che mai.

E Telgate? Noi siamo ormai considerati una causa persa, visto che delle cinque proposte si è fatto zero. O meglio, il sindaco ha dichiarato che il piano delle serre porrà regole molto restrittive a Telgate. Peccato, caro sindaco uscente (e spero non rientrante), che a gennaio tu e tuoi tre assessori avete deciso di far scrivere questo piano direttamente agli operatori delle serre, una decisione che trovo sbagliata per ovvie ragioni.

Ti fossi seduto al tavolo come gli altri tuoi colleghi sindaci della Bassa (il prossimo sindaco che adotterà questo approcco sarà quello di Urgnano), avresti risolto a monte molte delle contestazioni che i telgatesi ti rivolgono, e per le quali non ti rivoteranno.

L’unica mia speranza, fondata su quanto ho ascoltato alla presentazione della lista “Siamo Telgate” venerdì sera, è che la Giunta attuale desista dall’approvare il piano delle serre prima delle elezioni. Lasciate al nuovo sindaco la possibilità di giudicare e di decidere se continuare con il piano, o sospenderlo. In questo senso, il vostro voto del 26 maggio è importantissimo: scegliere Sala significa realizzare un distretto con il 60% massimo di serre.

Fissatelo bene in testa.

Fabio



Autore: Fabio Turani

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