Gen
5
2019

Perchè i sindaci devono rispettare la Legge

Questo articolo sarà non convenzionale, preavviso i lettori.

La discussione di questi giorni in merito all’applicazione del Decreto Sicurezza (Legge 132/2018) ed, in particolare, dell’articolo 13 sul divieto di iscrizione anagrafica per gli stranieri richiedenti asilo, ha messo in rilievo la disobbedienza di alcuni sindaci, che non intendono applicare questo provvedimento.

Ebbene, non sono d’accordo, per una semplice motivazione: non è una facoltà di un sindaco, di qualsiasi colore sia, di disapplicare la Legge dello Stato. Se fossi stato sindaco, avrei attuato il decreto sebbene lo consideri immorale, perchè lo prevede il testo unico degli enti locali in ben due articoli (50 e 54). Il ricorso alla Corte Costituzionale è un passaggio successivo e doveroso, ma non può sostituire l’adempimento di un compito che la Legge attribuisce al sindaco in qualità di ufficiale del Governo. Coloro che sollevano l’obiezione di coscienza non hanno probabilmente capito che un amministratore pubblico può esimersi da un compito solo rassegnando le dimissioni, perchè in caso contrario il Prefetto è costretto ad intervenire.

Guardate che questa è una questione puramente tecnica, in base alla quale io stesso ho scritto più volte al Prefetto quando il sindaco di Telgate convocava i consigli comunali alle 2 del pomeriggio, o quando vi ha recapitato a casa una lettera invitandovi a votare in senso negativo al referendum del 4 dicembre 2016. Il Prefetto è intervenuto perchè si trattava di violazione della Legge e ha censurato il sindaco, in quanto aveva violato la Legge.

Se questo principio crollasse, le conseguenze sarebbero imprevedibili: perchè dovremmo pagare le tasse, o chiedere un permesso di costruire, se un sindaco in primis non rispettasse la Legge? Tanto varrebbe fare ciascuno di testa propria, non vi pare?

C’è un solo caso in cui trovo il sistematico mancato rispetto di questo principio su base comunale: l’articolo 119 della Costituzione, che, dalla sua introduzione nel 2001, è stato totalmente disatteso. Si tratta del principio di autonomia finanziaria di entrata e spesa dei Comuni, con la disponibilità di risorse autonome e l’applicazione di tributi propri.

Se questo principio fosse rispettato, il Comune di Telgate disporrebbe di almeno 5 milioni di euro di entrate tributarie all’anno, rispetto a 1 milione e 900 mila euro attuali: due volte e mezzo, vi è chiaro?

La differenza tra questi due valori finisce allo Stato, che ci restituisce circa 840 mila euro, cioè ci rende il 27% di quanto i cittadini e le imprese gli versano. Fate i conti, e verificate voi stessi la fondatezza di queste cifre.

Avete letto di ricorsi alla Corte Costituzionale su una violazione così netta della Costituzione? O di sindaci che disobbediscono e si trattengono le risorse? E pensate forse che l’autonomia che sventola la Lega vada in questa direzione?

Io credo dunque che più che una levata di scudi contro un Decreto che fa tanto rumore e produrrà pochi effetti, meglio sarebbe lavorare per una seria riforma dei Comuni, che permetta di asfaltare una strada senza dover chiedere l’elemosina alla Provincia di Bergamo (come stiamo facendo per via Pertini). Lo scrivo con totale franchezza: non mi interessano più le questioni ideologiche, ma la sostanza di quei provvedimenti che cambiano concretamente e in meglio la vita ai cittadini.

Fabio

Autore: Fabio Turani

3 Comments+ Add Comment

  • Caro Fabio,
    questo articolo a me più che non convenzionale come preannunci sembra invece molto convenzionale, nella linea che sempre più si sta scelleratamente affermando in questo nostro Paese. Una tua lettura della situazione che a me appare sbagliata e segno di uno spostamento alla rincorsa di posizioni sovraniste, declinate qui a livello del piccolo orto di Telgate, ma ugualmente varrebbe per Grumello o per Bergamo, posizioni di destra, su cui però la destra non teme confronti.

    Dici che questo decreto cosiddetto “sicurezza” produrrà pochi effetti. Non la pensano come te persone e associazioni che in questo tempo stanno mantenendo viva la coscienza civile di questa comunità italiana smarrita e direi anche mantenendo viva la capacità di guardare all’umano. La Caritas per citare la più autorevole. Gli effetti sottolineati sono quelli di una messa sulla strada delle persone che fin qui hanno goduto di misure di protezione, con un aumento della condizione di irregolarità che non può che andare ad alimentare ulteriormente le argomentazioni xenofobe e razziste, uniche prerogative su cui vive questo governo, senza risorse e prospettive su ogni altro tema. Effetti che non sembrano per niente marginali, come invece tu valuti.

    Gli effetti maggiori sul tessuto sociale sono culturali, di ulteriore abbruttimento, lo senti nei dialoghi che certi di tessere con persone semplici, che incontri nella vita di tutti i giorni e che improvvisamente senti inferocite e che si sono appropriate della narrazione salviniana.

    L’argomento del trattenere il prelievo fiscale dove viene prodotto invece di versarlo nelle casse ritenute fameliche dello Stato è l’argomento per eccellenza della Lega. Sentirti portatore di questa istanza mi fa comprendere meglio come mai la Lega spadroneggi così tanto dalle nostre e non solo nostre parti. Quale motivazione dovrebbero avere i cittadini telgatesi, o grumellesi o italiani in senso più ampio a votare chi con vocazione minnitiana insegue politiche securitarie, se è disponibile chi di questi temi ha fatto il suo distintivo?

    Io non credo che l’astro salviniano e sovranista brillerà a lungo, il governo giallonero che sembra inossidabile cadrà vittima della sua stessa inconsistenza ad affrontare i problemi complessi che la situazione pone, non solo a livello italiano.
    Io ho fiducia in quella politica che si gioca nel tessuto sociale, costruendo relazione, vicinanza, giustizia sociale. E pratiche diffuse di democrazia e solidarietà. Non necessariamente agita da formazioni partitiche.

    Le buche delle strade sono certamente da risolvere, ma nella mia scala di priorità decisamente non si trovano al primo posto, soprattutto non si trovano prima della vita di persone che hanno dovuto o anche semplicemente voluto lasciare il loro Paese.

    Francamente mi dispiace leggere invece la tua conclusione, in senso contrario.

    Antonio Bianchi

  • Aggiungo che i Sindaci che stanno opponendo resistenza al cosiddetto “decreto sicurezza” lo stanno facendo non certamente violando la legge, ma sollevando eccezioni proprio di carattere tecnico, il piano su cui le tue obiezioni vogliono collocarsi.

    Certamente lo fanno in modo anche strumentale, ma quando si vuole affermare un principio si devono utilizzare tutte le possibilità disponibili. Come quando ci si vuole opporre a un provvedimento e si fa legittimamente ostruzionismo, nei limiti consentiti dalla democrazia.

    Cito ad esempio la posizione del giudice Cassese.

    Cassese in un’intervista al Mattino ha segnalato un’incongruenza legislativa. In particolare relativamente a una legge del 1998 che stabilisce che «le iscrizioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante in Italia sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani». Il decreto sicurezza, pur esplicitando che il permesso di soggiorno non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica, non ha abrogato la prima legge. E dunque Orlando «non ha tutti i torti quando dice che sta solo applicando la legge».

    La scelta del Sindaco di Palermo e di altri credo meriti incoraggiamento e ringraziamento. Di non essere semplici attuatori di questa deriva scellerata, ma di provare a opporre resistenza, democraticamente.

    Per tutte le altre considerazioni di opportunità e priorità ho già scritto nel precedente commento.

    Antonio Bianchi

  • Ciao Fabio.
    Non sono d’accordo con te xké quando una legge ė disumana ed è contro la persona bisogna
    Contrastarla in tutti i modi possibili e impossibili.
    Ciao.

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