Dic
29
2018

Chi paga il palafeste (e perché i giovani devono fare le valigie)

Vi anticipo quanto prevedo possa accadere nel corso del prossimo anno. Anzitutto si andrà a votare quasi certamente domenica 26 maggio, e, salvo sorprese, si presenterà una sola lista, quella dei verdepadani. Non vedo alternative all’orizzonte – ma mi auguro di errare –, soprattutto a pochi mesi dall’appuntamento elettorale, né ho visto masse di cittadini partecipare ai recenti consigli comunali.

La promessa che vi farà il sindaco è la costruzione del palafeste a Telgate, mi si dice addirittura nei primi due anni del secondo mandato. Credo anzitutto che quest’opera sia del tutto non prioritaria, rispetto a emergenze ben più pressanti, quali la passerella di via Passerera, la ristrutturazione integrale del municipio (390 mila euro, rimandata al 2021), l’attuazione del piano idrogeologico del bacino del Tirna e del Rillo (320 mila euro, mai preso in considerazione), la messa in sicurezza di via 4 novembre, il miglioramento sismico della scuola media e degli altri edifici pubblici.

Ma chi pagherà il conto del palafeste?

L’elenco dei possibili finanziatori è lungo, e la seconda variante dello strumento urbanistico che si sta frettolosamente allestendo ne aggiunge alcuni. Oltre al mezzo milione di metri quadrati di serre a sud e la lavorazione della gomma in via Passerera della prima variante di luglio, questa seconda variante prevede, nell’ordine:

  1. Un magazzino automatico alto 28 metri in via 4 novembre;
  2. Un hotel da 90 stanze in via 4 novembre/via Tasso;
  3. Un ampliamento di un’azienda per 17 mila metri quadrati in via Pertini, ottenuto mediante la contestuale cancellazione di un vincolo di edificabilità per strutture sportive in via Scirea;
  4. Un distributore di carburanti in via Pertini (vi scriverò meglio di come stanno giustificando quest’opera).

Per non parlare del destino della gigantesca area ex-Gery, che vale 53 mila metri quadrati di potenziali capannoni.

Di fronte a questo elenco di beneficiari dei “sì” dell’amministrazione, estraete a sorte chi possa pagare una simile opera: chiunque di questi. Se si modificano le regole urbanistiche per alzare l’altezza massima di magazzino o di un albergo, per rimuovere un vincolo urbanistico su un’area a destinazione pubblica per consentire la costruzione di altra superficie ad uso privato, per realizzare un comparto di serre fisse in zone agricole in cui era vietato, tutto questo non avviene gratis, ma genera oneri di urbanizzazione e ulteriori “standard” compensativi. Naturalmente evitando la valutazione ambientale strategica, come avviene ormai sistematicamente (e questo è per me un peccato gravissimo).

Il risultato del “sì a tutti” è duplice:

  1. Il Comune verrà progressivamente e sistematicamente cementificato o urbanizzato. Immaginate lo scenario di un’area agricola a sud con 1 milione di metri quadrati di plastica, l’industria della gomma a nord, una fonderia ad est, e tanti altri appezzamenti di terreno che si trasformeranno in costruzioni, e avete la fotografia di Telgate privato di aree vergini. Il tutto, io lo sostengo da tempo, senza un disegno complessivo del territorio, che non sia legato al costruire ad ogni costo.
  2. L’assenza di una valutazione ambientale complessiva, sostituita dall’inutile (a mio giudizio) valutazione di compatibilità, farà in modo che tutte le conseguenze ambientali verranno pagate dagli amministratori delle prossime generazioni. Non abbiamo dunque preso in prestito il suolo agricolo, lo abbiamo sottratto ai nostri figli, che si troveranno a pagare il prezzo salatissimo che Madre Natura presenterà loro.

Si tratta di capire fino a che punto la promessa del palafeste vi farà dimenticare il costo ambientale che la comunità sosterrà per quest’opera. Se farete spallucce, allora ve li terrete per altri cinque anni, altrimenti farete come me: non andate a votare (salvo che dall’oscurità si materializzi una proposta politica credibile).

Frattanto, consiglio ai giovani di levare le ancore e di trasferirsi altrove, perché le prospettive di questa urbanistica-champagne comprometteranno questo paese (io credo). Cerchino lavoro laddove si crea innovazione e occupazione con sempre maggiore contenuto di conoscenza, dove si sviluppano i distretti industriali, dove l’impresa si affaccia sui mercati internazionali sfruttando le loro capacità. Non restino a Telgate.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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