Nov
10
2018

Il paese di plastica – quinta puntata: doccia fredda

Due brevi notizie introduttive.

Notizia 1: lunedì sera il sindaco e i suoi hanno messo in carico ai cittadini telgatesi €12.157,76 per la sentenza di appello che condanna il Comune per il carattere discriminatorio dell’aumento dei diritti di segreteria per l’idoneità abitativa. Lo avevo già scritto due settimane fa e lo ribadisco: passassero trent’anni, ma questi soldi il sindaco e i suoi assessori li restituiranno ai cittadini di Telgate, ve lo garantisco. Il mio esposto in Corte dei Conti è depositato dal 30 ottobre, e ho chiesto ad un legale di accertarsi che la Corte prenda in esame il caso. Come si direbbe dalle parti loro: prima i telgatesi.

Notizia 2: il difensore civico regionale ha richiamato per la seconda volta il Comune a rispettare i termini per la seconda variante allo strumento urbanistico, che è stata avviata senza che i documenti della prima variante (quella delle serre e della gomma, per intenderci) siano pubblicati. Una bocciatura.

Offro un consiglio spassionato: al prossimo giro, dotatevi di un assessore all’urbanistica che conosca la materia, perchè non ne state azzeccando una.

Torniamo al tema caldo delle serre, rispetto al quale vi invito a fare un giro in via Cesare Battisti per osservare l’incredibile distesa di acciaio e plastica delle nuove strutture. Non aggiungo altro, se non il fatto che Madre Natura ritornerà a farsi sentire; lo scrivo a cuore aperto: queste stutture non possono essere costruite senza quella valutazione ambientale che Arpa aveva richiesto a luglio, che stabilisca cioè la capacità di carico del nostro territorio (cioè i limiti di “sopportazione ambientale”).

Aggiungo un elemento di assoluta novità. In un recente convegno a Martinengo, il sindaco ha sventolato la delibera regionale sulle serre, affermando che nessuno si fosse opposto ai parametri di copertura (40%/60%/70%) imposti dalla Regione. Si sbagliava: io mi sono opposto, al punto di aver portato le 486 firme in Regione Lombardia per spiegare l’importanza di una legge sulle serre.

Vista la risposta fredda della Regione, ho scritto una lettera al dirigente che si è occupato della materia. Il 18 ottobre la risposta: i Comuni hanno piena facoltà di limitare le superfici delle serre, dal momento che i rapporti di copertura sono da intendersi come parametri massimi. Questo aspetto – che piaccia o no – fa cadere tutto il castello su cui è costruito il distretto delle serre di Telgate: la responsabilità dei 400-500 mila metri quadrati di nuove serre non è legata alla legge regionale, ma alla scelta del Comune. La portata di questa affermazione è enorme: significa dichiarare che il 2% (due percento!!!) stabilito dal Comune di Bolgare sia pienamente legittimo, mentre il 40% di Telgate sia del tutto discrezionale, cioè frutto di una scelta locale.

Non solo: Regione Lombardia mi scrive che le serre stagionali che non vengono scoperte per almeno tre mesi all’anno necessitano di una sanzione. Capite? La maggior parte delle serre che sono state realizzate senza permesso di costruire sono di fatto abusive.

Che fare, a questo punto? Punto 1: tornare in consiglio comunale per chiedere una revisione dello strumento urbanistico al fine di adeguarlo ai parametri bolgaresi sulle serre. Semplice. Punto 2: chiedere un controllo delle serre abusivamente realizzate a Telgate. Meno semplice, ma essenziale.

Chiudo con due articoli di stampa del periodo 2004-2009 (amministrazione Feroldi) in materia di serre, che un amico mi ha gentilmente passato: la Giunta approvò un regolamento che prevedeva moduli produttivi da 9 mila metri quadrati con una copertura massima del 12.8%. La Lega Nord aveva proposto un rapporto di copertura del 2% per “agevolare i piccoli agricoltori” e “allontanare le grandi società che hanno occupato il nostro suolo”. Fate questo, cari leghisti del 2018, e io prenderò la vostra tessera.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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