Set
29
2018

Il paese di plastica – quarta puntata (immigrazione)

Il Corriere di domenica scorsa riportava un dato impressionante, fornito dalla Fondazione Veronesi: ogni anno si registrano 60 mila decessi in Italia per malattie dovute all’inquinamento di aria, terreno, acqua o cibo. 15 mila solo in Lombardia, che ha il primato nazionale delle diagnosi di tumore (64.200, il doppio del Lazio e del Veneto). Se non fermiamo tutte queste operazioni che stanno riguardando i nostri territori (gomma, serre, supermercati, ecc.), che io definisco consumo ambientale, pagheremo conti sempre più salati. Possibile che nessuno lo capisca, e che non si chieda che ogni nuova iniziativa di costruzione sia sostenibile dal punto di vista ambientale? In realtà noi e Arpa abbiamo posto questa domanda ai nostri amministratori, ma la risposta è nei “protocolli di intesa”, nelle “valutazioni di compatibilità”, cioè nell’aria fritta. Non smetterò di ripetere questa critica, fino all’ostinazione.

In questa puntata del racconto sulle serre vorrei illustrarvi alcuni numeri sul rapporto tra serre ed immigrazione.
Numeri molto semplici: la percentuale di stranieri a Telgate sta diminuendo; a dicembre 2017 era pari al 24.5%, in discesa rispetto al 26.4% del 2016, del 28.5% del 2015, ecc. Perché diminuisce? La ragione è nei dati: perché ogni anno almeno un centinaio di stranieri acquisisce la cittadinanza italiana: nel 2017 102 stranieri sono diventati italiani, nel 2016 altri 145. Se quindi fate i conti considerando gli “ex-stranieri” la percentuale di stranieri non diminuisce affatto.

La comunità straniera più numerosa a Telgate è di gran lunga quella indiana: 374 cittadini, in costante diminuzione per via dell’acquisizione progressiva della cittadinanza italiana. La comunità senegalese, per confronto, è di 257 cittadini (dicembre 2017). Considerate che solo dieci anni fa gli indiani di Telgate erano pari a circa la metà degli attuali.

La motivazione di questa concentrazione è dovuta a due aspetti:
1. Questi ragazzi (maschi) lavorano prevalentemente nelle serre, lo sappiamo tutti;
2. Il mercato immobiliare di Telgate ha fatto in modo che le abitazioni del centro storico siano state vendute o affittate a prezzi accessibili agli stranieri.

Questo secondo aspetto sta creando seri problemi di convivenza nelle realtà condominiali; ne ho la prova quasi quotidiana per racconti di nostri concittadini che abitano in Piazza Vittorio Veneto, in via don Pezzotta, in via Cesare Battisti, in via Passerera. Problemi concreti: pulizia delle scale non eseguita, raccolta differenziata non attuata, impianti elettrici e del gas improvvisati, sovraffollamento degli appartamenti, rumore nei fine settimana, igiene personale precaria, ecc. Guai a sottovalutare questi problemi, che rappresentano il vissuto di chi non si è potuto permettere una villetta nei nuovi quartieri residenziali.

In questo quadro, il Comune mette sul piatto altro mezzo milione di metri quadrati di serre fisse. Chi ha pesato gli effetti sociali di questa decisione? Quanta nuova immigrazione porteranno questi insediamenti? Quale nuova domanda di abitazioni si creerà, magari negli stessi condomini da cui scappano (per esasperazione) i telgatesi? Non nascondiamoci dietro un dito: il modello serre+gomma condurrà nei prossimi anni ad un effetto-sostituzione, per il quale i ragazzi a cui assegniamo i premi al profitto scolastico cercheranno lavoro nei settori più avanzati, e dunque lasceranno il paese, mentre il loro posto verrà preso da giovani stranieri, che nel tempo diverranno italiani, che lavoreranno in settori a basso contenuto di conoscenza.

Se pensate che stia semplificando, sappiate che i dati Istat per il nostro Comune testimoniano esattamente questa tendenza. Non è casuale, infatti, che la popolazione telgatese sia ferma dal 2014.

Se le questioni stanno in questi termini, mi fa sorridere chi – oggi in maggioranza – vi recapitava a due giorni dalle elezioni del 2014 un volantino (ne tengo ancora copia) per informarvi che se avessi vinto io il Comune sarebbe diventato un ufficio per immigrati. Eccovi serviti.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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