Ago
25
2018

Il paese di plastica – seconda puntata

Il distretto delle serre a Telgate esisteva ancora prima che la variante urbanistica fosse adottata e approvata. Ore di consiglio comunale e assemblee pubbliche, quando il “comparto delle serre” era già deciso da tempo.

La prova è arrivata questa settimana, quando il trionfante assessore regionale all’agricoltura ha annunciato alla stampa che alla “filiera orticola integrata” di Telgate arriveranno 2 milioni e 900 mila euro di finanziamento regionale. Andando a lettere il bollettino regionale di giovedì scorso (23 agosto), si scopre che il finanziamento è destinato ad una galassia di aziende che fanno capo ai due colossi telgatesi, di cui uno capofila.

Il contributo sarà per il 20% a fondo perduto, il 32% a tasso agevolato e il 48% mediante finanziamento bancario.

La domanda legittima è la seguente: questo progetto di filiera riguarda anche le nuove aree introdotte dalla variante da quasi 500 mila metri quadrati del 18 luglio scorso? Se la risposta fosse affermativa, come io presumo e come sostiene implicitamente l’assessore, ciò significherebbe che sono stati scavalcati tutti i passaggi amministrativi, tra cui l’approvazione del famoso piano attuativo. Il piano in cui avrebbero approfondito gli aspetti ambientali, dopo averci negato la valutazione ambientale preventiva. Cioè, a mio avviso, una solenne presa per i fondelli.

In altre parole, questo vorrebbe dire che già a gennaio di quest’anno il sindaco avesse offerto garanzie che il distretto si sarebbe fatto, visto che il bando regionale scadeva il 15 gennaio. Questo sarebbe politicamente molto grave, in un territorio in cui sono sorti mezzo milione di metri quadrati di serre senza un singolo censimento da parte del Comune. E sarebbe grave per le garanzie e le cautele con cui hanno provato a tenere buona la folla urlante il 18 luglio in consiglio comunale.

Allora serve una bella interpellanza chiarificatrice, in cui si chieda al primo cittadino se questa ricostruizione sia corretta.

Frattanto, sono tornato sul terreno in cui era in corso lo sbancamento e il taglio dei filari alberati, e la situazione è quella di questa foto.

Il terreno sbancato è stato livellato, tuttavia si capisce chiaramente che si tratta di un intervento in preparazione delle nuove serre. Tornerò settimanalmente a verificare questa situazione, e non installeranno una serra finchè non sarà approvato -eventualmente- il distretto. Vi risparmio invece la risposta del Comune sull’argomento, perchè si tratta delle solite chiacchiere; come se non sapessero che i consiglieri comunali studiano le carte e verificano le opere.

Da ultimo, una nota per quelli come il sindaco che sostengono che i PLIS non fermano le serre. In settimana ho letto il PGT del Comune di Busto Arsizio (83 mila abitanti, per la cronaca). Indovinate in quali zone sono state limitate le serre mobili e impedite le serre fisse? All’interno del PLIS Altomilanese.

Potevano seguire la stessa strada, invece hanno scelto il distretto. Io avrei seguito l’esempio di Busto Arsizio, o Mairano, o Bolgare.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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