Lug
21
2018

18/7/2018: Telgate è stato condannato

Non sono bastate sei ore mezza di consiglio comunale, quasi 500 firme, un clima da autentica ribellione della gente in consiglio comunale (“diteci almeno di che morte dobbiamo morire”, si è gridato): mercoledì il territorio di Telgate è stato condannato.

Condannato da una devastante distesa di serre, con un distretto che è entrato in Consiglio comunale con una superficie di 580 mila metri quadrati ed è uscito con 850 mila metri quadrati. Se non ci credete, guardate la foto che vi mostro di seguito.

In giallo la superficie del comparto delle serre che avevano previsto (1 milione e 400 mila metri quadrati, di cui 580 mila di serre tra nuove ed esistenti), in rosso le serre costruite dal 2012 e che a me risultano senza permesso, in blu le superfici che la maggioranza leghista ha introdotto mercoledì. Le lettere da A a D indicano che ci saranno quattro proprietari differenti, che hanno ottenuto il consenso dal sindaco e i suoi consiglieri.

Ho fatto i conti precisi, e risulteranno 485 mila metri quadrati di nuove serre, senza che sia stata fatta alcun valutazione ambientale preliminare. Lo ritengo un grave danno ambientale.

Giusto per chiarezza, osservate una foto più ampia del territorio telgatese, con la segnalazione del distretto e delle nuove aree inserite mercoledì.

Cosa penseranno i sindaci di Telgate del futuro, che si troveranno le mani legate su un’area agricola così grande? Riteniamo davvero di poter decidere per le prossime generazioni a cuor leggero con quattro alzate di mano in consiglio comunale?

Telgate è  stato condannato anche dal negazionismo legislativo, in base al quale se tu dimostri che il Comune dispone di strumenti per tutelare il territorio, ti si risponde che non corrisponde al vero. Come è possibile negare dei principi tecnico-legislativi? Sarebbe come negare la matematica. Se spieghi che il combinato degli articoli 6 del DPR 380/2001, dell’articolo 62 come 1 ter della Legge 12/2005 e dell’allegato A della Delibera 7117/2017 consente al Comune di limitare le serre mobili, il Sindaco e l’urbanista ti contraddicono. Questo è l’aspetto che ritengo più grave del consiglio di mercoledì, cioè il veicolare il messaggio che 485 mila metri quadrati di nuove serre siano inevitabili. Non è così, è solo il frutto di una scelta voluta che io avrei impedito attraverso il PLIS.

Se poi nomini il parco agricolo, apriti cielo: i PLIS non ostacolano nulla, sostengono loro, senza sapere che lo hanno scritto essi stessi nello strumento urbanistico (articolo 60), oltre a normative specifiche per questi parchi. Si negano fondamenti normativi, come negare la rotazione terrestre.

Telgate è stato condannato dalla gomma, che arriverà nel nostro paese, anche vicino al centro abitato. Si metteranno tutte le prescrizioni del caso, dicono loro, ma i controlli non ci saranno.

Telgate è stato condannato dal solito scambio tra posti di lavoro (eventuali) e salute, giocando sempre su questo equivoco contro cui ci battiamo dal 2006 (caso Dorel Italia). Non abbiamo imparato nulla in dodici anni.

Da mercoledì scorso, fare amministrazione a Telgate non ha più senso. Partecipare ai consiglio comunali, una perdita di tempo. Candidarsi per le elezioni, un esercizio inutile: amministrare un territorio così compromesso sarà impossibile.

Frattanto, un risultato è stato raggiunto: il patrimonio immobiliare telgatese si è immediatamente svalutato (chi comprerebbe casa vicino alla distesa di serre?).

Di fronte a questo scenario, non resta che fare le valigie, ricordando a futura memoria chi è stato responsabile di queste scelte. Nove persone, il sindaco e i suoi otto consiglieri (una si è assentata, per la verità).

Fabio

Autore: Fabio Turani

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