Giu
10
2018

L’ARPA insiste sulle serre

Il distretto delle serre non funziona, lo scriviamo da gennaio di quest’anno. Chiunque abbia letto la proposta ha compreso che il comparto da 580 mila metri quadrati è fondato sulla sabbia, senza valutazioni ambientali che dimostrino che il territorio di Telgate possa sopportare altre serre fisse.

Arpa Lombardia lo aveva scritto al Comune di Telgate a gennaio, negli stessi giorni in cui noi chiedevamo che la variante urbanistica fosse sottoposta a valutazione ambientale. La risposta del consulente del Comune è stata evasiva, rimandando la valutazione degli effetti ambientali segnalati da Arpa al futuro; come a dire: lasciateci realizzare il mega-distretto di serre, e penseremo in seguito a giustificarlo dal punto di vista ambientale. Grave errore di valutazione.

Altrettanto grave, lo ribadisco per la seconda volta, che il Comune – sempre per voce del consulente – sostenga che la valutazione ambientale non sia stata svolta perchè nessun altro ente lo abbia richiesto tranne il nostro gruppo di minoranza. Il valore di un’osservazione dipende dai suoi contenuti, non dal numero di enti che la sostengono: mi sembra perfino scontato richiamarlo.

Ma l’Arpa, come noialtri, non demorde: il 4 maggio ha recapitato al Comune di Telgate una nuova osservazione sulle serre, nella quale chiede esplicitamente che sia effettuata una “valutazione preventiva” della “capacità di carico” del territorio telgatese, come “richiesto dalla normativa in materia di Valutazione Ambientale Strategica”. Se fosse scoppiato un petardo all’interno del municipio, avrebbe fatto meno rumore.

Che fare, adesso? Siamo in due a chiedere al Comune di tornare sui suoi passi e valutare la sostenibilità dei 220 mila metri quadrati di serre. Uno di questi due soggetti (Arpa) non è un piccolo gruppo di minoranza del minuscolo Comune bergamasco, ma l’ente regionale deputato alla protezione dell’ambiente. Potranno continuare a sostenere che la “valutazione preventiva” non sia necessaria? E con quali argomenti?

Ma la storia non finisce sulle serre: nella sua nota, Arpa chiarisce che il modello di riferimento di Adrara San Martino per la gomma non può essere assunto a regolamento comunale. La ragione è semplice: la normativa evolve, mentre lo studio di Adrara è stato pubblicato cinque anni fa. Il significato di questa osservazione è interessante: non è logico valutare l’impatto dell’industria della gomma inserendo un paio di prescrizioni copia-incollate da un altro Comune, ma serve un continuo aggiornamento basato sulle recenti disposizioni normative.

Non solo: Arpa si chiama fuori, al momento, dalla proposta di collaborare alla “valutazione di compatibilità” dei progetti di nuove imprese della gomma.

Dal punto di vista politico, è giunto il momento di prendere due decisioni:

  1. accogliere o meno la sostanziale bocciatura del comparto delle serre formulata da Arpa. Io avrei fatto la valutazione strategica, prevenendo dunque a monte il problema;
  2. rivedere la scelta di aprire le porte all’industria della gomma, che, data l’assenza di Arpa dai tavoli di valutazione futura, rende ancor più problematica la decisione.

Un’ultima nota: Arpa chiede al Comune di introdurre una rete ecologica comunale per valorizzare l’ecosistema del nostro paese. Ebbene, questa proposta esiste già, e si chiama PLIS (parco locale di interesse sovracomunale): per quanto tempo dovrà restare nei cassetti del Comune a prendere la polvere?

Fabio

Autore: Fabio Turani

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