Giu
3
2018

La linea sottile tra Roma e Telgate

Permettetemi una breve introduzione per segnalare l’incontro pubblico sulla Pacem in Terris di venerdì prossimo (ore 20.45) in sala della comunità. Si tratta di un dialogo sull’ultima enciclica di Papa Giovanni a 55 anni dalla sua pubblicazione, anche se i suoi richiami pastorali sembrano scritti ieri, tanto appaiono moderni.

L’iniziativa intende inserirsi nella peregrinatio delle spoglie di Giovanni XXIII nella nostra Provincia, e sarà moderata dal sottoscritto con l’intervento di don Cristiano Re, direttore dell’ufficio per la pastorale sociale della Diocesi di Bergamo nonchè una vera rockstar per qualità di ragionamento e approccio (molti telgatesi lo conoscono).

Salto tematico. Ho letto il contratto di Governo per cercare di capire quali interventi siano previsti per i Comuni. Ne ho trovati pochi, pochissimi, direi nessuno di sostanziale, se non un vago accenno al trasferimento di funzioni (quali?) e la garanzia dei fondi agli enti locali.

Stilare un programma di Governo senza numeri precisi sui Comuni significa ripercorrere un film già visto. Ricordate quando venne abolita l’ICI sull’abitazione principale? I Comuni si trovarono un mega-taglio da 2.5 miliardi (2010), non più restituito. E ricordate l’abolizione della sorella-gemella, l’IMU sulla prima casa? Tutti contenti, salvo trovare un taglio di trasferimenti di 200 mila euro per il Comune di Telgate nel 2015, che non è più ritornato.

Per completezza di informazione, un Comune come il nostro incassa (anno 2017) 900 mila euro di trasferimenti dallo Stato, un milione di euro tra IMU e TASI, e 300 mila euro di addizionale IRPEF. I dati sono stabili dal 2015, e non si intravede nessuna novità per il 2018.

Quando ti muovi in questa situazione di stallo, in cui puoi ben vincere le elezioni, ma con le entrate bloccate il giorno dopo, ti ritrovi a dover rincorrere l’industria della gomma, a fare marketing territoriale, a prevedere entrate straordinarie dalle future serre, a mettere all’asta il terreno di via San Giuseppe con una sottostima di 160 mila euro, e via discorrendo. Se non agisci in questo modo, non asfalti neanche una strada del paese, salvo che tu sia capace di tagliare spesa corrente, roba che richiede però una riorganizzazione della pubblica amministrazione comunale (è più facile scalare il Nanga Parbat che cambiare le logiche di acquisto di beni e servizi del Comune).

Il rischio che intravedo dal contratto del Governo è che il costo minimo di 110 miliardi delle promesse potrebbe finire nuovamente e parzialmente in carico agli enti locali sotto forma di tagli. Staremo a vedere a dicembre, ma temo molto questo scenario.

Una proposta alternativa, e veramente innovativa, esisterebbe, e consisterebbe nell’eliminazione di IMU e TASI in toto e la sostituzione con l’imposta sui servizi urbani (ISU), formulata dal prof. Nicola Rossi. La logica è semplice: anzichè imporre due patrimoniali sulle imprese e sulle case di lusso, che sono due tributi che i cittadini non capiscono, si introdurrebbe una sola imposta basata sui servizi che il Comune eroga effettivamente a i suoi cittadini.

La TASI era nata con questa impostazione, salvo poi tradursi in una tassa basata sul reddito degli immobili.

Il vantaggio dell’ISU sarebbe notevole, perchè tutti i cittadini e le imprese pagherebbero per la qualità dei servizi forniti (es. pubblica illuminazione, manutenzione del verde, gestione degli impianti sportivi, utenze del patrimonio, manutenzioni ordinarie e straordinarie, ecc.), esercitando un controllo diretto sull’amministrazione. L’esempio parallelo della tassa sui rifiuti che abbiamo introdotto è lampante: paghi in base a ciò che produci. Con l’ISU, pagheresti in base a ciò che il Comune ti offre.

Se questo fosse associato ad un’effettiva autonomia finanziaria (i proventi rimangono a Telgate, non vanno a Roma per rientrare solo in percentuale), la qualità degli amministratori sarebbe messa alla prova ogni giorno.

Mi domando perchè questo progetto, tanto semplice quanto efficace, non sia stato proposto da nessuna forza politica. Non essendo nel famoso contratto, non ne sentiremo parlare per i prossimi cinque anni.

Peccato, perchè perderemo altro tempo, neutralizzando le capacità di molti sindaci.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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