Mag
26
2018

Sale la pressione sulle serre

Prima di riaprire il capitolo sulle serre, consiglio di leggere le determinazioni di spesa pubblicate questa settimana, per capire che la riduzione della spesa pubblica è uno dei primi problemi per la futura amministrazione di Telgate. L’attuale non ha compreso che la politica degli affidamenti diretti va limitata, e quindi sceglie di pagare una consulenza informatica 18 mila euro, una pratica che in una società privata farebbe espellere il responsabile degli acquisti.

Serre. Abbiamo dunque raggiunto quota 486 firme, giusto perchè la scadenza per presentare le osservazioni era fissata per lunedì’ 21 maggio. Avessimo avuto un altro paio di settimane, ne avremmo raccolte il doppio.

Segnalo un paio di questioni di interesse generale:

  1. quando i cittadini comuni ti mettono nella cassetta della posta il testo della petizione con moduli interi di firme, e ti chiedono che vengano aggiunte a quelle già raccolte, capisci che il malcontento sul “comparto delle serre” (e sulla gomma) è forte. Si faccia dunque attenzione ad approvare a cuor leggero questa variante, perchè la gente ha capito meglio di noi che il mezzo milione di metri quadrati esistenti è davvero sufficiente.
  2. Alcuni agricoltori che hanno sottoscritto la petizione mi hanno raccontato che non servono i massimi esperti mondiali per valutare l’impatto ambientale delle serre. Basta salire a San Pantaleone ed osservare il grande specchio che copre la superficie agricola di Telgate. Un colpo d’occhio, e si capisce tutto. Saggezza popolare.

Il giorno dopo la presentazione delle petizione, ho chiesto un’audizione in Regione Lombardia, perchè la legge scritta dalla Coldiretti va cancellata in toto. Non è dunque casuale che i referenti della Coldiretti stessa si siano accodati al sindaco per sostenere la bontà dei 200 mila nuovi metri quadrati. Li avviso che farò di tutto per restituire ai Comuni il potere decisionale sulle superfici destinate a serre.

Strano, però, perchè la proposta che avrei in testa è quella adottata dallo strumento urbanistico di Bolgare, che, guarda caso, è sempre amministrato dalla Lega (ormai abbiamo capito che ogni paese ha una Lega diversa, tutte in reciproca contraddizione). I nostri vicini hanno fissato un limite di rapporto di copertura delle serre pari al 2% della superficie aziendale, mentre noialtri siamo al 48%, limite di Legge.

E’ evidente che il provvedimento di Bolgare sia contrario alla Legge urbanistica, ma pienamente in linea con l’idea che ogni Comune debba stabilire la superficie massima di serre fisse e mobili che ritiene opportuna. Sarà forse per questo motivo che, nonostante Bolgare abbia una superficie territoriale leggermente superiore a Telgate (8.4 kmq contro 8 kmq), la superficie destinata a serre sia intorno ai 290 mila metri quadrati, contro i 500 mila nostri. Con l’estensione prevista dalla variante telgatese, ne aggiungeremo altri 220 mila.

Quale è dunque il limite corretto, quello che si definisce “carico ambientale massimo”? Con quali criteri agronomici e ambientali si stabilisce se i valori corretti siano 290, 500 0 720? Nessuno lo sa, perchè non un singolo amministratore si è posto questa domanda cruciale. Se il criterio fosse quello sbandierato dal nostro primo cittadino, cioè creare lavoro a tutti i costi, allora perchè non proporre ai due big di Telgate di costruire serre mobili stagionali al 70% di copertura? Sai quanti posti di lavoro produrresti con altri 620 mila metri quadrati, anzichè 220 mila (fate i conti)?

Come vedete, è tutta fuffa, parole al vento. Se nessuno si prende la briga di fare una valutazione ambientale seria sull’argomento, vi troverete fra cinque anni un sindaco che sosterrà nuovamente che, per creare lavoro, dovremo prevedere altri 220 mila metri quadrati. Avanti così, finchè non abbiamo consumato tutta la superficie agricola.

Io non ci sto, e mi batterò fino all’ultimo giorno in cui siedo in consiglio comunale (non per molto, in realtà).

Fabio

Autore: Fabio Turani

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