Mar
4
2018

Adottata la variante urbanistica: una sconfitta per l’ambiente

Ci ho provato, a più riprese, a far valere le ragioni di tutela dell’ambiente nel consiglio comunale di ieri sera (venerdì), ma non sono bastate le quattro ore di discussione per scalfire neanche un centimetro della variante urbanistica che è stata adottata ben oltre la mezzanotte (con il nostro voto contrario).

Nessuna delle mie numerose osservazioni è stata recepita, come se ogni considerazione rimbalzasse contro un muro di gomma. E’ legittimo chiedersi, a questo punto, se abbia senso aprire una discussione sapendo in anticipo che la maggioranza boccerà qualunque annotazione venga espressa.

E allora ripeto i tre problemi di carattere ambientale che ci troveremo quando sarà approvato il PGT (fra tre-quattro mesi).

1. Le serre: la regolamentazione introdotta dalla variante attraverso il “distretto” delle serre da 580 mila metri quadrati di superficie è, lo ribadisco, quasi irrilevante. La motivazione è semplice: Regione Lombardia ha messo in campo tre provvedimenti – uno peggiore dell’altro – che hanno liberalizzato completamente il settore. Liberalizzare significa installare serre mobili senza permesso di costruire: un disastro. Non solo: attraverso questi provvedimenti regionali, i Comuni sono stati privati di ogni potere autorizzativo e di controllo (salvo prescrizioni del tutto teoriche). Chi mi racconta in consiglio che bloccherà ogni serra realizzata fuori dal distretto sostiene una tesi giuridicamente infondata, e lo potrei dimostrare in concreto.

La soluzione esiste, ed è semplice: abolire subito la delibera regionale sulle serre (non modificare: cancellare) e scrivere una legge regionale organica sulle colture protette, nonchè modificare la legge urbanistica, restituendo potestà autorizzativa  ai Comuni. Se tuttavia dalle urne di domani dovesse riapparire il personale politico che abbiamo incontrato in questi anni per l’ambiente e l’urbanistica (il cielo ce ne scampi, per carità, specialmente l’assessore all’ambiente), queste iniziative non verranno messe in atto.

2. L’industria della gomma: con un tratto di penna, il divieto di insediamento della lavorazione della gomma a Telgate è stato rimosso. Voglio essere molto chiaro: emettere divieti a priori è errato, tuttavia non sottoporre lo strumento urbanistico ad una valutazione ambientale complessiva che valuti l’impatto di queste attività è altrettanto sbagliato (a mio avviso). Così come è inaccettabile che si insedino imprese che lavorano la gomma a poche centinaia di metri da abitazioni, come temo accadrà.

Anche su questo punto, la variante rimanda ad una valutazione tecnica effettuata prima del rilascio del permesso di costruire, che io giudico molto pericolosa: leggere l’esperienza di Adrara San Martino per capire che non è tutto oro quel che luccica.

3. Il PLIS (parco locale del Tirna e Rillo): questo importante strumento di tutela ambientale, su cui la Regione dovrebbe finalmente intervenire, è stato praticamente ucciso dalla variante. Con il nuovo distretto delle serre, il PLIS non avrà più alcun senso, e ritornerà per altri dieci anni nel cassetto del Comune.

Si è dunque contrari a tutto? Niente affatto, anzi, io sto dalla parte di chi investe in imprese serie e di chi vuole fermare uno sviluppo incontrollato dell’agricoltura industriale. Non sto invece dalla parte di coloro che attendono la variante urbanistica per valorizzare il proprio immobile. Chi confonde il Comune per un bancomat che soddisfi i propri interessi personali non è un mio interlocutore.

Semplice e chiaro.

Fabio

Autore: Fabio Turani

Scrivi un commento

You must be logged into post a comment.