Feb
17
2018

La difesa dell’ambiente al primo posto

La tutela dell’ambiente dovrebbe stare in cima all’agenda di ogni amministratore del 2018, che sia un sindaco, un consigliere regionale, un parlamentare.

L’ultimo rapporto “Mal’aria” di Legambiente, pubblicato a gennaio, ci informa che in Italia vi siano 60 mila persone che perdono la vita ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Avete letto bene.

Avete per caso sentito un qualche candidato strapparsi le vesti come Caifa per questa emergenza nazionale di carattere ambientale e sanitario?

Pensate che la città di Cremona risulta la città più inquinata d’Italia, sforando i limiti di polveri sottili e di ozono per 178 giorni all’anno: un giorno ogni due i cremonesi respirano gas tossici o nocivi. Bergamo è invece la terza città più inquinata del Paese per l’ozono, il cui limite viene superato 80 volte all’anno.

Ci sarebbe da preoccuparsi seriamente, tuttavia, come mi ha riferito recentemente un amministratore, la gente si è ormai abituata all’idea di ammalarsi per cause di natura ambientale. Uno scenario sconfortante.

E allora bisognerebbe impegnarsi per tutelare il suolo, l’acqua, la qualità dell’aria, il verde pubblico. Non credo sia questa la direzione che ha preso il nostro Comune, che si appresta ad adottare a giorni la variante urbanistica.

Il principio di fondo è, pressappoco, il seguente: favorire l’insediamento di nuove imprese sul territorio per via urbanistica, cioè allargando i cordoni e valutando se l’industria della gomma sia idonea (o meno) ad insediarsi nel nostro paese.

L’impalcatura che è stata creata per giustificare l’arrivo delle imprese che lavorano gomma ed altri elastomeri si basa su una valutazione di compatibilità effettuata dal Comune, che difficilmente produrrà il diniego all’insediamento di tali industrie in via Pertini o via Gery. Del resto, quale differenza di competenze esiste tra i funzionari comunali e i consulenti degli operatori privati?

Se combiniamo questo effetto con l’installazione di ulteriori 148 mila metri quadrati di serre tra il torrente Rillo e il confine con Bolgare (se leggete bene, la superficie reale è di 220 mila metri quadrati), capite che stiamo realizzando un paese a consumo di suolo quasi integrale.

Non solo: il provvedimento-liberi-tutti sulle serre mobili di Regione Lombardia del 2017 ci ha dato il colpo di grazia definitivo.

La proposta che ho più volte rilanciato dell’adozione del PLIS tra i torrenti Tirna e Rillo e della richiesta alla Regione di inserire i PLIS come criterio escludente per gli impianti di trattamento dei rifiuti avrebbe disegnato un Comune di Telgate molto diverso e più sostenibile.

Temo però che questa iniziativa naufragherà, e che questo ci metterà sulle spalle un costo ambientale troppo gravoso.

Un vero peccato, o, piuttosto, una strada senza ritorno.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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