Nov
25
2017

Mediaset compra un pezzo di Telgate

Venerdì 24 novembre si è tenuta l’asta per la vendita dell’ex acquedotto di Telgate in via Arici. Forse non tutti sanno che questa torre non svolge da almeno quindici anni la funzione di acquedotto, ma si è trasformata in una struttura di supporto di antenne per la telefonia mobile di H3G e Tim (oggi INWIT Spa), per la banda larga (ABM ICT Spa), per le telecamere senza fili del Comune di Telgate, e per il gasdotto della 2i Rete Gas Spa.

Sulla base dei contratti in essere, il Comune incassa € 27.250,00 all’anno, con una scadenza di due contratti tra il 2019 e il 2020.

L’operazione astuta dell’ufficio tecnico comunale, perchè di questo si tratta, è la vendita di questa torre al miglior offerente, per almeno tre ragioni:

1. i gestori della telefonia puntano ad un continuo ribasso sui canoni di locazione (e questo è un fatto, purtroppo);

2. la torre di via Arici richiederebbe interventi di ristrutturazione, consolidamento e adeguamento sismico;

3. la gestione del patrimonio immobiliare comunale costa almeno 18 mila euro all’anno (leggere gli avvisi pubblici per credere). Più si vende ciò che non è strategico, meglio si vive.

L’unico offerente che ha presentato l’offerta di acquisto della torre è la Towertel Spa di Lissone, una società che fa capo a EI Towers Spa, che è controllata da Mediaset Spa. Il sig. Berlusconi detiene il 40% dell’azionariato della EI Towers, quindi ha la maggioranza delle quote.

L’aspetto interessante di questa gara, tuttavia, è il prezzo di vendita: rispetto ai 170 mila euro di base d’asta, la Towertel di Mr.B. ne ha offerti 218 mila.

Credo che si debba stringere la mano all’arch.Yazid, perchè ha scaricato un immobile da ristrutturare ad un operatore privato incassando quasi 50 mila euro in più del suo valore. Fossi stato io in maggioranza, avrei probabilmente dato il benestare all’operazione.

Rimane però una questione: se un operatore che detiene 3.300 torri di telecomunicazioni su scala nazionale valuta quei 238 metri quadrati una cifra ben superiore a quella stimata dal Comune, significa che il ritorno previsto (compresi gli oneri per la sistemazione della torre) è più che appetibile. Gli ottimisti sosterranno che è un’operazione win-win – vince il Comune, vince il privato-, gli scettici diranno che una valutazione più approfondita del valore reale di questa infrastruttura avrebbe suggerito il mantenimento nel patrimonio comunale.

Stante la situazione attuale dei Comuni, sia in termini di competenze locali che di esigenze di cassa, mi iscriverei alla prima categoria. Almeno finchè non spariscono i micro-Comuni come il nostro.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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