Set
9
2017

Il doveroso omaggio alla grande Festa telgatese

Sebbene le notizie sui fatti politici siano numerose – ne anticipavo alcune imminenti nell’ultimo articolo – le celebrazioni religiose del 9-18 settembre per l’ottantesimo anniversario dell’incoronazione del SS. Crocifisso telgatese meritano di ricevere ampio spazio anche sul nostro sito.

Ci si chiederà il motivo per il quale un blog di natura politico-amministrativa tratti della grande Festa telgatese. Direi che la ragione principale è che la devozione al santo Crocifisso da parte dei telgatesi è parte integrante dell’identità del paese, a tal punto che la venerazione del Cristo miracoloso è intrecciata alla grande Storia: dall’origine del 3 maggio 1760 (esposizione del Crocifisso per la liberazione dalle febbri petacchiali) al culto ancora più antico dei Disciplini bianchi, autentici costruttori di pace da cui deriva la devozione e la costruzione materiale (seicentesca) del Crocifisso attuale. E poi le quattro epidemie dell’Ottocento, l’episodio dei 22 soldati della guerra del 1866, la siccità, la Grande Guerra, e via discorrendo.

La nostra storia personale è legata dunque profondamente all’uomo della Croce, ad episodi che probabilmente ogni famiglia telgatese potrebbe raccontare.

E c’è una dimensione comunitaria legata alla mobilitazione popolare di queste celebrazioni: quante manifestazioni ed allestimenti vi sono nel paese, quante ore di lavoro sono state impegnate per questo anniversario decennale, quante donazioni sincere, e, spero, quanta partecipazione attesa.

Non dimenticherei, ad inizio dei festeggiamenti, quel gigante di don Clienze Bortolotti, a cui Telgate dovrebbe tributare almeno una pubblicazione; fu don Bortolotti ad ideare l’incoronazione del Crocifisso telgatese del 1937, lui che era sacerdote di grande cultura (per 21 anni direttore de L’Eco di Bergamo su nomina di Nicolò Rezzara), che scelse il ’37 in quanto bicentenario della costruzione essenziale della Chiesa parrocchiale da parte dell’altro grande arciprete Arici, con la relativa traslazione del Crocifisso dall’antico Oratorio dei Disciplini Bianchi.

Rileggere -oggi- la giustificazione teologica di don Bortolotti del Crocifisso incoronato è illuminante, al punto che quel suo amico nunzio apostolico in Turchia,  quel tale Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Giovanni XXIII), scelse di non mancare all’appuntamento del ’37, fermandosi per ben tre giorni a Telgate.

Per diritto di cronaca, don Clienze scrisse a tutte le caserme nelle quali prestavano servizio i giovani telgatesi, chiedendo ed ottenendo licenza per tutti i soldati originari del paese.

Questo è il retroterra da cui proveniamo, è il legante che ci unisce. Farne memoria, e, per chi crede, ritrovare le ragioni di questa antica devozione, assume dunque un significato civico, collettivo, che vinca la sempre più penetrante indifferenza e il morbo dell’individualismo.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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