Apr
29
2017

E’ tempo di bilanci

Siamo ormai giunti alla quota minima di partecipanti ai consigli comunali: zero. E’ legittimo chiedersi come si possa esercitare il diritto di voto senza la basilare conoscenza del funzionamento del proprio Comune. Badate bene che il dibattito di giovedì scorso sul rendiconto economico dell’anno 2016 è stato civile e costruttivo, quindi c’erano i presupposti per comprendere come il Comune di Telgate riscuote le proprie entrate e le spende per offire servizi e realizzare opere pubbliche.

Il bilancio del 2016 ci racconta di una gestione amministrativa ordinaria, ormai strutturalmente ordinaria. Questo significa, in sostanza, che i cittadini versano attraverso i tributi circa il 50% delle entrate comunali (1 milione e 900 mila, su un totale di 4 milioni), che un altro 22% viene messo dallo Stato, e che questo ammontare sostiene la macchina comunale (che costa 1 milione e cento mila euro di spesa corrente), paga mezzo milione di euro in manutenzioni ed investimenti in conto capitale, e si traduce in una lunga serie di servizi ai cittadini.

Se si leggessero con attenzione i documenti di bilancio, si scoprirebbe che le spese sono talmente vincolate ed “obbligate” che i margini di manovra politica sono limitati.  A tal proposito, ho ascoltato con interesse le relazioni degli assessori in consiglio, tuttavia mi sono chiesto se il Comune potesse rinunciare a quelle spese (questo è il tema politico di fondo). Faccio un esempio concreto: il nostro Comune spende 352 mila euro in politiche sociali, che coprono servizi imprescindibili, quali l’assistenza agli alunni disabili (117 mila euro), l’assistenza domiciliare dei minori, le rette di ricovero, la frequenza nei centri diurni, i progetti del piano di zona, la remunerazione dell’assistente sociale, e via discorrendo. Possibile farne a meno? Impensabile.

Siamo talmente in regime ordinario che le spese per la manutenzione al patrimonio (mezzo milione di euro) vengono pagate solo per metà con entrate da oneri di urbanizzazione. Questo indica che l’edilizia è crollata, e che il Comune deve attingere dai tributi per pagare gli interventi sugli immobili. E’ finita l’epoca dell’urbanistica-champagne degli anni ’80 e ’90, con il problema che quella stagione ci ha lasciato in eredità un patrimonio pubblico non funzionale, pensato male e scoordinato (il centro Biennati è l’ultima testimonianza in ordine di tempo).

Sullo sfondo di questa discussione, pendono notizie di corridoio sul fronte occupazionale telgatese. Permettetemi di essere preoccupato, come cittadino e come consigliere, nonchè di rivolgere un appello agli imprenditori affinchè siano responsabili e abbiano a cuore la sorte delle famiglie di lavoratori. So bene che certe realtà industriali siano insostenibili nello scenario attuale (poca tecnologia, costo del lavoro troppo elevato), tuttavia spero che si gestiscano le transizioni in modo intelligente e programmato.

Non ho informazioni precise al riguardo, pertanto mi astengo dal fare nomi e cognomi; vorrei solo che coloro che sono entrati in fabbrica a 14 anni non si trovino domani sulla strada a cercare improbabili nuove occupazioni. E che le imprese telgatesi non finiscano in cattive mani, con il rischio di svuotamento delle zone industriali.

Il Comune può fare poco, se non provare a richiamare tutti a questa responsabilità sociale.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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