Ago
20
2016

Il patto di stabilità che ci lega le mani

Trattare del patto di stabilità ad agosto non è forse la scelta più appropriata, soprattutto se il tema non è così accessibile. Tuttavia è cruciale per capire lo stato di salute un Comune, anche se il termometro con cui lo si misura è scalibrato.

Quando ho chiesto un’analisi del saldo entrate-uscite ai fini del rispetto dei vincoli di finanza pubblica (cioè, il prospetto del patto di stabilità) nel Consiglio comunale del 29 luglio, pareva che chiedessi la soluzione della congettura di Poincaré. Silenzio. Nessuno degli amministratori ha contezza dei saldi di competenza al 31 luglio 2016?

In quella sede, ho persino scoperto che la verifica del rispetto degli obiettivi è eseguita da una consulente esterna del Comune. Fosse capitato al sottoscritto di ricoprire la carica di Sindaco, questo non sarebbe successo: mischiare una funzione puramente tecnica con la valutazione politica delle scelte è semplicemente inaccettabile.

Non è un caso che in sede di Consiglio sia stato consegnato al nostro gruppo di minoranza un prospetto diverso da quello allegato alla documentazione di bilancio. Questo testimonia lo scarso rispetto che i tecnici attribuiscono ai consiglieri comunali: diamogli pure in pasto due numeri, sosterranno i primi, tanto non li capiranno (i secondi).

E invece li capiamo, eccome. Il Comune di Telgate dispone di un saldo positivo di 167 mila euro al 30 giugno 2016, aumentato a 210 mila al 31 luglio. Questo significa che lo spazio di manovra, il fieno in cascina, è di circa 200 mila euro. Quali sono le questioni politiche rilevantissime, che solleva il patto di stabilità del nostro Comune?

  1. il legislatore ha escluso la quota di rimborso dei mutui dal calcolo; se fosse stata inclusa, saremmo finiti in territorio negativo. Questo pone una questione grande come un macigno: che tu sia indebitato molto o poco fa lo stesso, e ciò è ingiusto, in quanto premia chi ha speso senza freni in passato e che, oggi, si trova graziato.
  2. I crediti di dubbia esigibilità del nostro Comune sono pari a zero, anche se in realtà la quota reale corrisponde a € 3.450. Tutto bene dunque? Per nulla: che dire di quei Comuni che mettono a bilancio 60 milioni di euro di multe non riscosse, e che si trovano premiati dal patto di stabilità in virtù della decurtazione di queste somme? Una grave ingiustizia.
  3. L’opportunità offerta dal fondo pluriennale vincolato, che consentirebbe di fare qualche investimento pubblico anche a Telgate, è stata confermata per il solo 2016. Supponente dunque che un Comune si indebiti per realizzare un’opera pubblica, e che nel 2017 cambi la normativa: il rischio di sforamento è praticamente automatico.
  4. La scomparsa dell’autonomia tributaria del Comune, che, senza IMU e TASI sulla prima casa, si trovano a non avere leve per agire sugli addendi che costituiscono il calcolo del patto di stabilità. E infatti i nostri hanno seguito l’unica strada percorrible (secondo loro): vi hanno tassato attraverso l’addizionale Irpef (alzata al 6 per mille).
  5. Il mancato sfruttamento della possibilità offerta dalla legge di stabilità di fare interventi edilizia scolastica, che sarebbero state sottratte dal patto.

Il tema è complicato, ma proprio per questo richiede un impegno di natura strategica che non si può lasciare ai consulenti del Comune (non vi pare?).

Consoliamoci con una foto che un lettore del blog mi ha mandato e che mostra un cartello con un paio di ali affisso sotto il divieto di transito per i pedoni sul cavalcavia di via Passerera con la scritta:”Il sindaco ti mette le ali”. Lo trovo fantastico, chiunque lo abbia messo. Non vi preoccupate: a breve arriva la passerella, e sarete tutti al sicuro. Si potrebbe chiedere consiglio ad un Christo, o ad un Calatrava, che magari ci faranno dono di una loro opera. Ipotesi più realistica, delle storielle che ci hanno raccontato sinora.

Fabio

Autore: Fabio Turani

Scrivi un commento

You must be logged into post a comment.