Gen
10
2016

Viva gli alpini!

L’iniziativa organizzata dal Gruppo Alpini di Telgate venerdì sera (8 gennaio) rappresenta una di quelle proposte per le quali pagare il biglietto per entrare sarebbe d’obbligo. Ho partecipato con un po’ di scetticismo, perché mi figuravo la classica “cantata” del coro alpino, che avrò ascoltato almeno qualche decina di volte, e invece è stata una felice sorpresa.

Anzitutto per la semplicità dell’allestimento: tre voci narranti e un coro, e la rievocazione della Grande Guerra. Nessun attore, nessuna esagerazione trionfalistica. Anzi, un percorso originale che ha raccontato al foltissimo pubblico presente –evviva!- la storia della Prima Guerra Mondiale per ciò che è realmente stata, cioè un grande dramma di contadini ed operai mandati in trincea a combattere spesso per motivazioni a loro sconosciute.

E’ dunque la rappresentazione al contrario, non della vittoria – quella che la retorica fascista ha narrato – ma di molte sconfitte. I nomi di Asiago, Arsiero, Cadore, Isonzo, Adamello, Ortigara, Vittorio Veneto, Monte Grappa, Livenza non corrispondono pertanto – nella versione proposta – ai luoghi delle battaglie, ma al racconto di 650.000 vittime inconsapevoli, di lettere dal fronte di soldati mandati al macello (quante ne sono state lette ier sera!), di ammutinamenti, di diserzioni, di decimazioni all’interno dei battaglioni, di fame e fango, di una disfatta collettiva.

Per coloro che hanno vissuto la Grande Guerra in trincea, così si è narrato nella rappresentazione di ieri, il conflitto con gli austriaci era disperato istinto di sopravvivenza, obbedienza ad ordini folli, preghiera di resistere al freddo, persino scambio di pagnotte e tabacco con il nemico, altro che orgoglio o ardore militare!

In questo contesto sono nati dunque i canti alpini riproposti dal coro della Val Cavallina, che costituiscono da un lato il tentativo di motivare le truppe (La Leggenda del Piave), dall’altro il racconto di questo infinito dolore (Il Testamento del Capitano, Stelutis alpinis).

E’ stata poi azzeccata la scelta di farsi guidare da “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, che ha descritto con grande crudezza l’umanità e i sentimenti dei soldati e l’inutile crudeltà della disciplina militare. Un libro essenziale che andrebbe letto in tutte le scuole superiori.

La serata è dunque riuscita alla grande, perché ha ricordato una dolorosa pagina di storia popolare con immediatezza e lucidità, e ha fatto risuonare forti le parole di Benedetto XV sulla “inutile strage” che, proprio ieri, ha offerto a Madaya, in Siria, una clamorosa conferma che la guerra è ancora quel dramma di cent’anni fa. Un secolo di storia non ha insegnato nulla.

Non da ultimo, il recital alpino ha segnalato il ruolo essenziale che ricopre la sezione telgatese dell’ANA – lo ha rimarcato il suo capogruppo -, cioè la diffusione della memoria. E per questo, nonché per la finalità solidaristica della tre-giorni, non si può che ringraziare.

Fabio

P.S. non è ovviamente mancato l’intervento finale del nostro sindaco, che in un’improbabile discorso sull’identità e sulla difesa dei nostri cittadini bisognosi, ha mostrato di averci capito poco della serata: la Grande Guerra ha fatto a pezzi proprio l’identità cristiana europea, e, proprio a Verdun e nelle trincee del Cadore e del Carso, ha posto le basi di molti conflitti moderni. Talora il silenzio è raccomandabile, almeno per evitare sproloqui.

Autore: Fabio Turani

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