Dic
27
2015

Il Natale non ha portato “consiglio”

Non avessimo definito in conferenza dei capigruppo la possibilità di tenere l’ultimo consiglio del 2015 alle 19, sulla base dell’ormai raro buon senso: la seduta del 21 dicembre è stata convocata alle 18, con la documentazione essenziale trasmessa a noialtri alle 10.30 del mattino dello stesso giorno. Siamo alla stregua delle cause perse.

Dopo cinque volte che non partecipiamo ai consigli, forse capirete tutti che esiste un problema, o no?

L’ultima sessione del consiglio mi interessava particolarmente per la discussione del regolamento sulla compartecipazione ai costi dei servizi sociali da parte dei cittadini e per la convenzione di ambito per la gestione associata dei servizi. In nostra assenza, presumo che il duplice tema non si sia stato nemmeno discusso.

Ciò che avrei detto, se avessi partecipato, si sintetizza nella seguente frase: abbiamo un problema, ma abbiamo anche tante soluzioni.

Il problema è quello che emerge dai dati sui bisogni sociali del territorio. Ve ne snocciolo alcuni:

  1. incremento della percentuale di cittadini anziani (19% provinciale, anno 2014) e corrispondente aumento dell’aspettativa di vita e dell’incidenza delle patologie e delle fragilità legate alla terza età;
  2. incremento della frazione straniera dei cittadini, che vale quasi il 17% a livello di ambito ma quasi il 29% a Telgate;
  3. riduzione tangibile del numero dei componenti medi delle famiglie (2.42 componenti a livello provinciale, anno 2013);
  4. aumento vertiginoso del numero di persone in cerca di occupazione (raddoppiato in quattro anni in Provincia, pari a 35.800 soggetti nel 2014);
  5. aumento della povertà relativa e della povertà assoluta, sebbene non si disponga di dati precisi al riguardo (se non attraverso il numero di buoni erogati dall’Ambito alle famiglie in difficoltà).

Immagino quanti numeri ed esperienze abbia omesso…

A fronte di un panorama che cambia i connotati da un anno all’altro, il consiglio dei sindaci bergamasco ha definito -ad inizio 2015- alcuni obiettivi strategici, tra cui il passaggio da un sistema a risorse pubbliche ad uno con risorse multiple, la spinta verso la prevenzione, il lavoro comune tra enti locali ed istituzioni, l’utilizzo potenziato dei dati. Con la consapevolezza che il lavoro da fare sia moltissimo, e che solo le sinergie possano garantire (parola scelta a proposito) il sistema di welfare attuale.

La montagna ha però partorito il topolino: la convenzione dei servizi dell’ambito di Grumello del Monte – quella approvata al consiglio delle 18 – prevede la gestione associata di soli quattro servizi (tutela minori, prima infanzia, inserimenti lavorativi, verifica requisiti strutture socio-assistenziali). A quindici anni dalla legge 328, e dopo quattro piani di zona triennali (siamo al quinto), otto Comuni tra loro limitrofi sono arrivati a condividere solo quattro funzioni? Considerate che la Legge 328 ne contempla ben 32, e che l’ambito di Grumello ne ha regolamentate 22.

L’obiezione per la quale il nuovo piano di zona preveda due nuove possibili gestioni associate (assistenza domiciliare e assistenza educativa scolare), non rappresenta una valida giustificazione.

L’interpretazione della materia in salsa telgatese è ancora più indicativa: noialtri ci siamo cimentati nell’accreditamento dell’assistenza solastica agli alunni in difficoltà -esperienza fatta con Castelli Calepio e dai risultati nulli – e, soprattutto, abbiamo riempito le cronache con l’iniziativa dei 37 euro, dimenticandoci che avevamo appena sottoscritto un piano di zona con impegni in favore della vulnerabilità sociale. Che è ben altra cosa, e comporta l’istituzione di un fondo e di un progetto a livello di ambito per il sostegno a coloro che perdono l’occupazione o sono senza lavoro.

Abbiamo dunque un problema, e, aggiungo, un’insufficienza della classe politica, ma abbiamo anche tante soluzioni: 104.356 volontari nella Provincia di Bergamo, uno ogni dieci cittadini, che impegnano il proprio tempo gratis -magari ogni giorno- per gli altri. Abbiamo l’associazionismo cattolico, che si occupa di quei bisogni (es. la povertà, l’assenza di una casa) che sfuggono alla rete sociale dei Comuni. Abbiamo 12.000 assistenti familiari individuali (badanti), in numero pari a 7 ogni 100 persone anziane.

La strada dunque da percorrere è, secondo me, tracciata: il coordinamento dei Comuni per l’erogazione della maggior parte dei servizi sociali (in termini di risorse economiche ed umane) e la costruzione di una rete di servizi comunitari che sia fondata sulla collaborazione tra Ambito dei Comuni, Comuni stessi e realtà del volontariato.

C’è tanto da fare, ragazzi, e la partita non si gioca sui denari spesi, ma sulle buone idee e sulla solidarietà tra noi.

Fabio

Autore: Fabio Turani

Scrivi un commento

You must be logged into post a comment.