Giu
14
2015

Il pane a vita

Torno a scrivervi dopo un periodo di permanenza all’estero, che mi ha comunque permesso di seguire la protesta dei sindaci leghisti in Prefettura contro la proposta di accoglienza dei migranti. Leggo in particolare sul Corriere di oggi le affermazioni del nostro sindaco che, senza dare significato alle parole, allude a conseguenze “imprevedibili” qualora alcuni migranti fossero accolti a Telgate.

Le osservazioni sono essenzialmente due.

La prima. Non prendere lezioni dai sindaci della Lega e da Maroni. I numeri parlano chiarissimo: l’emergenza Tunisia del febbraio-marzo 2011 (6.000 persone) è stata gestita in modo comico, con i migranti dapprima bloccati a Lampedusa per iniziativa dello stesso Maroni, poi spostati di fretta e furia sulla terraferma (30 marzo 2011) a seguito dell’intervento del Presidente del Consiglio, infine autorizzati al soggiorno mediante permesso speciale di valenza semestrale (5 aprile 2011). Da ultimo, fornitura di mezzi alla Tunisia per 30 milioni di euro. Risultato? Tutti i migranti sono stati rintracciati alla stazione Centrale di Milano e a Ventimiglia, salvo poi sparire nel giro di poco tempo. E che dire dell’emergenza Nord Africa? Gestione d’urgenza mediante un piano di accoglienza affidato alla Protezione Civile, con migranti ospitati in hotel e ostelli senza alcuna iniziativa sullo status legale da attribuire a questi esseri umani. Volete i numeri? 62.692 sbarchi nel 2011, di cui 37 mila domande di protezione internazionale, un’operazione che è costata 1 miliardo e 300 milioni di euro, cioè tra i 15 e i 20 mila euro a migrante. Con la questione del riconoscimento giuridico del tutto irrisolta e l’intasamento delle Commissioni territoriali (che hanno bocciato nel 60% dei casi il riconoscimento della protezione internazionale). Che ha provocato una clandestinità generalizzata, rilevabile facilmente dal numero di richieste di asilo presentate in Germania e Svezia. Dovremmo dunque prendere lezioni da costoro, oggigiorno?

La seconda. Anziché pensare ad un’improbabile accoglienza a Telgate dei “profughi” – il nostro paese non è provvisto di alcuna struttura idonea -, il sindaco dovrebbe leccarsi le ferite per il ritiro della sua ordinanza anti-Ebola, che ha esposto il paese al ludibrio generale (Telgate: il paese dell’Ebola), non ha prodotto alcun effetto pratico ed è stata sostituta da un testo confuso e raffazzonato, che non ha più peraltro il carattere dell’urgenza e contingibilità di un’ordinanza. In sostanza, per evitare la bocciatura del Giudice, il sindaco ha preferito sgonfiare il pallone. Gli consiglierei di leggere con attenzione il contributo del suo collega sindaco di Palazzolo, che, sul tema dell’accoglienza, ha promosso un accordo territoriale sul modello dell’accoglienza diffusa. Una soluzione pratica, molto efficace, che è stata sottoscritta da ben 42 comuni bresciani con la richiesta di adozione dei criteri del sistema SPRAR da parte della Prefettura. C’è chi parla, e chi si rimbocca le maniche.

Confesso di essere ormai totalmente insofferente alla propaganda, da qualunque direzione provenga, soprattutto quando è evidente che si danno in pasto numeri errati per confondere le idee, confidando nella scarsa memoria del pubblico. La situazione emergenziale è per costoro, il pane a vita: più questa continua, e più possono alzare il tono, certi che una parte consistente dell’elettorato stia dalla loro parte e magari li riconfermerà alle prossime elezioni. Da parte mia, onestamente, ciò è davvero frustrante. Chi si impegna per capire, spiegare, approfondire, è spacciato: basta un tweet del signore delle ruspe e tutto è travolto. Se la maggioranza è contenta così, vada pure.

Fabio

 

Autore: Fabio Turani

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