Mag
10
2015

Sull’ennesima rissa tra indiani

L’episodio avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsa – una violenta rissa a Telgate in cui sarebbero stati coinvolti dieci cittadini indiani – costringe ad un ragionamento serio e senza pregiudizi.

Anzitutto la violenza è da condannare e punire severamente da qualunque parte provenga. Ma è indubbio che la comunità indiana stia dando evidenza di ripetuti episodi di litigi che sfociano nell’impiego di armi o, come nel caso di sabato scorso, nel tentativo di investire il rivale.

Che il sindaco invochi nuovi provvedimenti rientra, da un alto, nei suoi compiti di ufficiale di Governo. Ma che le iniziative di un sindaco pongano fine a questi casi di violenza è da escludere. Lo insegna, purtroppo, ciò che è avvenuto a Chiuduno nel settembre 2013 (in cui ha perso la vita la dottoressa Cantamessa) e ciò che è accaduto a Bolgare a gennaio 2014: in entrambi i casi le persone coinvolte non hanno scelto il palcoscenico dello scontro, ma si sono affrontati nel luogo in cui le circostanze li ha portati ad incrociarsi. Costoro provenivano sia da paesi limitrofi (Telgate, Bolgare, Ghisalba) che da ambiti molto distanti. La rissa tra clan rivali a Chiuduno ha riguardato, ad esempio, due famiglie di Borgo di Terzo e Vigolo San Martino.

Che fare, allora? Anzitutto, e per l’ennesima volta, i Comuni della Valcalepio (tutti leghisti, peraltro) devono coordinare le iniziative sulla sicurezza urbana tra le rispettive forze di polizia locale e statale. L’insensato aumento delle tariffe per l’idoneità alloggiativa (Telgate, Bolgare, Seriate) è solo fumo negli occhi, che mette  in evidenza come i sindaci manco si parlino tra loro. Mica si penserà di prevenire episodi di violenza rendendo più difficile ottenere l’idoneità di un alloggio; chi lo crede, è completamente fuori strada.

Ma c’è un altro livello di azione sul tema, che affonda le radici nel caporalato nel settore agricolo e nell’impiego di contratti a tempo determinato avventizio. Questo è, secondo me, il problema al fondo di taluni di questi episodi, e che, se ben focalizzato, metterebbe in discussione i cosiddetti prodotti agricoli di quarta gamma. Per arrivare al cuore della questione, i sindaci dovrebbero però fare un salto di qualità sul tema, coinvolgendo nella loro iniziativa anche il Prefetto e i rappresentanti del mondo del lavoro, soprattutto quelle forze sindacali che hanno già dati ed esperienze a disposizione. In questo senso, ho l’impressione che nessuno abbia voglia di entrare in questa no-fly zone, in cui si sono cimentati in pochi (soprattutto sul web) ma che ha mostrato esiti molto interessanti.

Insomma, non si creda di risolvere la questione con un paio di post su Facebook o con annunci a mezzo stampa. Non ha funzionato, e continuerà a non funzionare.

Fabio

 

Autore: Fabio Turani

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