Mag
1
2015

Facciamo due conti

Vi scrivo questo articolo dopo alcuni giorni di esame del rendiconto 2014 del nostro Comune e del bilancio di previsione 2015.

Preoccupante la fucilata che lo Stato ci ha riservato per il 2015: – € 231.100 dal Fondo di Solidarietà Comunale, ben di più di quanto scritto nel bilancio di previsione (- € 101.500). Questo scompagina certamente le previsioni, e impone al nostro Comune di camminare sospeso sul filo sottile del rispetto dei vincoli del Patto di Stabilità Interno per l’anno 2015. Il pertugio è stretto, ma se ne saprà di più al consiglio del prossimo 15 maggio. Non credo sia comunque sensato ipotizzare un aumento di imposte e tasse locali, non è certamente la strada.

Non è però altrettanto logico utilizzare a sproposito il tabellone luminoso del Comune, che dovrebbe servire alla comunicazione istituzionale, e non ad una chiamata alle armi dei cittadini. Basterebbe infatti leggere gli atti di qualche convegno di finanza locale per capire che dei 12.3 miliardi di minori trasferimenti dallo Stato dal 2010 ad oggi, solo il 10% derivano dall’ultima Legge di Stabilità. Il resto proviene dalla sommatoria delle manovre che si sono succedute dal 2010, cioè compresa l’epoca nella quale i contestatori stavano dalla parte dei contestati (come non ricordare la famosa Legge 122 del 2010?). Memoria corta.

Più utile sarebbe da un lato sfruttare le sedi istituzionali ed associative in cui i Comuni possono far valere le proprie ragioni. La Giunta ha però stabilito di non far più parte dell’ANCI dal 2015 (delibera 99/2014), aderendo ad un’improbabile e sicuramente meno rappresentativa Confederazione delle Province e dei Comuni del Nord. Già si contava poco, ora si conta zero. Eppure l’ANCI Lombardia ha formulato proposte molto interessanti in materia di finanza locale (come la Golden rule sul patto di sviluppo), che potrebbero togliere i Comuni dal pantano attuale. Tant’è.

Egualmente utile sarebbe un’analisi approfondita di alcuni tagli di spesa che il Comune potrebbe proporsi: da diversi anni insisto sulla riduzione dei numerosi interventi della funzione 1 della spesa corrente, che vale € 1.375.000 (€ 1.100.000 impegnati) e su cui si potrebbe lavorare. Guarderei alla riscossione dei tributi, alle prestazioni di servizio, alle spese di gestione economico-finanziaria, al funzionamento del centro elettronico, e via discorrendo.

E’ evidente che questo comporti un probabile scontro con la “macchina” comunale, che è restia ad un cambiamento in questa direzione (prova ne sia che questa spesa è stabile negli anni). Ma i tempi lo impongono.

Non mi nasconderei neppure dietro il blocco delle assunzioni, che funziona, all’atto pratico, come il principio dei vasi comunicanti: laddove non si può assumere, dall’altro si esternalizzano gli incarichi (si vada a vedere la voce “progettazione”), mantenendo invariato il risultato.

La sfida possibile risiede(va) nelle gestioni associate, che rappresentano l’unica strada (insieme alle fusioni) per la sostenibilità dei Comuni. Mica ci limiteremo ogni anno e sino all’eternità a lamentarci dei tagli, spero.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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