Gen
17
2015

La giusta iniziativa del sindaco di Palazzolo

Ha fatto notizia l’opposizione del sindaco palazzolese Zanni al progetto della cooperativa Domus Caritatis di ospitare 100 migranti richiedenti asilo nella struttura “Ca’ del Cà” di via Pontoglio. La Prefettura ha raccolto le perplessità del Comune e il giorno 8 gennaio ha escluso la cooperativa dalla graduatoria delle organizzazioni destinatarie dei fondi per l’accoglienza dei richiedenti protezione.

Le motivazioni addotte dal sindaco sono chiare: la struttura non è idonea all’accoglienza di cento migranti sotto il profilo urbanistico ed igienico-sanitario, la cooperativa non ha legami con il territorio, l’Amministrazione comunale non è stata coinvolta, e l’allestimento di un percorso individuale di inclusione ed inserimento socio-economico per un numero così elevato di persone non sarebbe sostenibile per la realtà palazzolese.

La proposta di accogliere un massimo di cinque migranti a cui sia riconosciuta una forma di protezione nell’ambito della rete SPRAR non va dunque letta come un contentino (cinque rispetto a cento), ma come una posizione responsabile. Che però segnala tre difetti di fondo:

1.  il sistema nazionale di accoglienza, che è suddiviso a tre livelli: Stato (primo soccorso), Regioni (prima accoglienza) ed Enti locali (seconda accoglienza ed inserimento), non sta funzionando. Se infatti una cooperativa finisce addirittura al primo posto di una graduatoria per il semplice fatto di proporre il massimo ribasso sulla quota giornaliera di € 35 erogata dal Ministero, significa che l’ente locale (il Comune di Palazzolo, nel caso in questione) si trova ad ospitare suo malgrado un numero significativo di migranti senza essere chiamato in causa. Con i benefici che finiscono alla cooperativa, e i costi sociali e di ordine pubblico riversati sul Comune.

2. il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati è una rete ancora troppo debole di accoglienza. Lasciando perdere le solite minacce di invasione, considerate che in Lombardia ci sono solo 942 posti disponibili su un totale di 20.744 in Italia (4.800 solo nel Lazio). Un valore che sarebbe sufficiente per ospitare le 14 mila persone a cui è stato riconosciuto asilo nel 2013, ma non di certo i numeri impressionanti del 2014 (170 mila migranti, di cui 66 mila hanno chiesto protezione).

3. Le Prefetture (Bergamo in primis) mostrano la loro assenza dal tema: non solamente per la specifica vicenda palazzolese, ma anche per essersi dimenticate da tempo di convocare le Commissioni territoriali per l’immigrazione, previste dalla Legge e ormai un oggetto sconosciuto.

L’idea dunque di aderire ad un progetto di accoglienza diffusa, che preveda anche criteri di premialità (e non solo di massimo ribasso), è coerente. Ma impone, una volta di più, uno sguardo più ampio da parte dei Comuni – i casi di Torre Boldone e di Ponteranica fanno capire tutto – e la volontà delle istituzioni di raccordarsi.

Noialtri, con il 28.7% di residenti stranieri (migranti per motivi economici, non forzati), abbiamo certamente già dato, ma non possiamo evitare di affrontare il tema con le altre istituzioni. Un tentativo che, sinora, si è visto solo per l’ordinanza anti-Ebola, producendo solo qualche titolo di giornale.

Fabio

 

Autore: Fabio Turani

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