Dic
13
2014

Cultura e anticultura

Avrei voluto dedicare interamente questo articolo al notevole concerto natalizio del Corpo Musicale Telgate ’90 (23° edizione) di lunedì 8 dicembre, ma la stretta attualità dell’emergenza crocifissi (dopo Ebola), mi costringe ad un inciso introduttivo.

Ho letto infatti sul sito web del quotidiano “Il Giorno” che il sindaco telgatese avrebbe adottato una nuova ordinanza -non pubblicata in albo pretorio, ma diffusa alla stampa – che prevederebbe l’acquisto di crocifissi da installare in modo permanente ai muri delle scuole. Pare che la riproduzione del Cristo non sarà rimuovibile grazie alla colla (colla?). Il nostro primo cittadino avrebbe parlato di “mossa preventiva”, dopo il caso della scuola De Amicis di Celadina.

Non so se ridere o piangere, a fronte dell’ennesima trovata che fa del paese di Telgate motivo di derisione da parte della pubblica opinione (nazionale, purtroppo). Mi chiedo solo come si possa scendere più in basso di così, dopo che questo sindaco sta adottando provvedimenti a raffica per creare divisioni e rancore tra i cittadini. Inventando, peraltro, lo strumento dell’ordinanza-preventiva, che esiste solo nella sua immaginazione (mentre è del tutto assente nel diritto amministrativo). E nel silenzio dei suoi consiglieri di maggioranza e assessori, che evidentemente condividono questo genere di iniziative. Anticultura.

Meglio dunque rivolgere l’attenzione all’iniziativa di Telgate ’90, che ha offerto agli amanti della musica un concerto di alto livello. Dopo aver assistito a venti edizioni (su ventitré), non ne dubitavo di certo.

Mi ha colpito l’idea dell’evento-zero, associata al nuovo Direttore Emanuele Cicinato, ma anche, più sottilmente, alla prima proposta di un concept-concert, cioè di uno spettacolo in cui i brani fossero tra loro tematicamente collegati. Formula che ha funzionato molto bene.

Tra le scelte del nuovo Direttore, mi è piaciuta l’eliminazione dei brani tradizionali natalizi, prevedibili e attesi dai presenti, rischiando invece sull’esecuzione di composizioni originali di autori mai presentati al pubblico telgatese (per quanto io ricordi). Via dunque l’arcinoto Jacob de Haan, dentro il compositore-educatore Robert Sheldon (tre movimenti e un brano dal sapore ispanico). Fuori i Christmas Carols, dentro un inno in memoria dell’eruzione del vulcano di Santorini (Tsunami) e composizioni meste e riflessive (Endless Rainbows, Magic Valley).

Ne è risultato un concerto lineare e gradevole, in cui è parso evidente l’approccio pedagogico di un Direttore che ha inteso far risaltare la coralità delle esecuzioni, piuttosto che il differente talento dei singoli. L’effetto plastico si è notato nelle percussioni, in cui Alice (nuova componente della Symphonic Band) non ha per nulla sfigurato a fianco di colleghi ben più esperti. La combinazione delle varie sezioni è dunque parsa omogenea, mai stridente.

Un po’ convenzionale e tediosa la presentazione, forse soverchiante rispetto alla rappresentazione dei brani. Sarà perché prediligo le introduzioni sintetiche e focalizzate, magari senza leggere, ma l’illustrazione dei brani va un po’ ricalibrata.

Un ringraziamento sincero ai musicisti e agli organizzatori, che ci offrono da un quarto di secolo un momento di formazione all’ascolto della musica. Questa, sì, la chiamerei cultura.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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