Dic
7
2014

Carneade! Chi era costui?

Sulla scorta della ormai famosa ordinanza anti-Ebola, ho chiesto un incontro alla Dirigente scolastica (dott.ssa Bassi) per capire se sussista un’emergenza sanitaria all’interno delle scuole telgatesi. Giusto per avere un’informazione di prima mano dalla responsabile del luogo che rappresenterebbe la “sorgente del contagio”.

Vengo cortesemente richiamato, e pongo alla suddetta la domanda. Mi premette che ha assunto da poco tempo l’incarico e che sta ancora orientandosi nella conoscenza delle due sedi scolastiche. Legittimo.

Le ri-chiedo se abbia letto l’ordinanza del Sindaco di Telgate contro il diffondersi delle malattie infettive. La risposta è scontata: è un’iniziativa dell’amministrazione locale, che non ha pertinenza con il suo ruolo.

Infatti, dico io, l’ordinanza non ha rilevanza con la scuola, no? Silenzio.

Allora le domando se abbia letto le notizie di stampa, che riportano di una raccolta firme di genitori per fare in modo che vengano effettuati controlli sanitari sui ragazzi che rientrano dal paese d’origine. Questo avrebbe suggerito l’adozione dell’ordinanza. Mi risponde che la raccolta di firme non sia indirizzata a lei, ma all’ASL.

Comincio a provare imbarazzo: di fronte a centocinquanta firme, rilancio, non si sente chiamata in causa come Dirigente? Ripete la storiella dell’ASL.

Chiedo esplicitamente se si siano verificati casi delle malattie citate in ordinanza (epatite, scabbia, tubercolosi) nelle scuole telgatesi. Tralascio Ebola, per ovvie ragioni. La risposta è evasiva: sono capitati casi, che non mi può riferire per motivi di privacy. Privacy? Ma chi le ha chiesto nomi e cognomi? Non ottengo altre informazioni, se non l’invito a rivolgermi all’ASL. Condito da una serie di affermazioni sulla scuola come luogo privilegiato per il diffondersi di malattie, sui bambini che si azzuffano mentre giocano, insomma…ci si può ammalare, via.

E l’ordinanza, quindi? Quello può essere uno strumento preventivo, sostiene. Le faccio notare che non esiste ordinanza preventiva, ma solo contingibile e urgente, e che è illegittima se non si basa su una reale emergenza sanitaria locale. Mi ribadisce che quella è materia comunale, non di sua competenza.

A fronte di questo sconsolante quadro, mi torna alla mente il don Abbondio manzoniano, il quale “non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro”. Guai dunque ad interferire con il Sindaco, anzi, meglio evitare il colpo sia al cerchio che alla botte. Guai a rilasciare una dichiarazione stampa per precisare, guai a ricordare che la scuola avrebbe già una qualche iniziativa nel suo piano formativo sull’accoglienza degli alunni stranieri. Che non si turbi la quiete.

Bene ha fatto, allora, il Sindaco ad adottare l’ordinanza. Se la scuola è così assente, è giusto che egli abbia preso l’iniziativa. Io mi opporrò in tutti i modi, perché considero l’ordinanza del tutto inefficace, ma difendo il fatto che la politica locale, e nello specifico lui e il sottoscritto, si sia esposta su questo tema (su fronti opposti). Tutto il resto tace, Dirigente in primis. Avrei preferito un coro pubblico di consensi, e un rigetto della mia posizione, piuttosto che il solito defilarsi per assistere al duello a distanza.

Salvo poi giustificarsi con un “mi piace” su Facebook o un invito a bassa voce a continuare così. Troppo comodo. Ci si assuma la responsabilità delle proprie scelte di campo, e ci si metta la faccia. Di vasi di terracotta, ve ne sono già a sufficienza.

Fabio

 

 

 

Autore: Fabio Turani

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