Ago
29
2014

In memoria di un telgatese

Ha fatto notizia l’intervento di Renato Curcio alla Festa in Rosso di Torre Boldone del 24 agosto scorso. Chi, come il sottoscritto, non ha vissuto gli anni ’70, avrebbe potuto girare la pagina del giornale con indifferenza.

E invece credo che valga la pena raccontare quella storia, e di mandarla a memoria, per evitare l’atteggiamento di coloro che ancora sostengono che si sia trattato di un periodo di grandi passioni, di grandi ideali politici mancati (la rivoluzione, appunto), che in un certo senso avrebbero mandato in secondo piano l’assassinio di un gran numero di innocenti. Abbiamo ucciso dei simboli, avrebbero detto questi maestri accecati di violenza.

Che c’entra questo con il nostro paese di Telgate? Curcio è legato a doppio filo con l’esecuzione -di questo si è trattato- di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, avvenuta il 17 giugno 1974 in via Zabarella a Padova da parte di un commando di cinque membri delle Brigate Rosse. Curcio è stato condannato per concorso morale in duplice omicidio (nel 1991), avendo organizzato con Franceschini e Moretti la regia di questa operazione, il primo omicidio delle BR.

Giralucci e Mazzola erano due membri del Movimento Sociale padovano, che avevano l’unica colpa di trovarsi nella sede del partito al momento dell’irruzione. E Mazzola era nato a Telgate, il 21 aprile 1914, ed era un appuntato in congedo dei Carabinieri. La famiglia Mazzola è rimasta a Padova (moglie e quattro figli), tuttavia alcuni parenti abitano nel nostro paese.

La memoria di questo assassinio è stata soffocata per molti anni, finché il Comune di Padova ha organizzato la prima commemorazione pubblica nel 2007 e ha affisso una targa commemorativa sul palazzo di via Zabarella nel 2008, dopo che i condomini non avevano accettato che quell’iscrizione fosse spostata da un palo sulla strada nella sua posizione più opportuna.

Storie del nostro Paese.

Così come è storia di queste due famiglie lo schiaffo di Cossiga dell’agosto 1991, che, a processo in corso, propose la grazia a Curcio. I familiari di Mazzola chiesero la sospensione della cittadinanza italiana per sé stessi, un gesto estremo di protesta contro il Presidente della Repubblica che fu il ministro dell’Interno durante il sequestro di Moro.

Di questa storia non si parla, ma ha lasciato segni profondi in due famiglie.

E allora ha ragione Silvia Giralucci, figlia di Graziano: chi ha commesso quel gesto è uscito dal carcere, ma la sua responsabilità resta. Non si diventa ex-assassini, semplicemente perché io non divento un’ex orfana.

Non è dunque il caso di fare processi pubblici, ma di vedere i responsabili in cattedra, questo no, per cortesia, risparmiatecelo.

Il ricordo del nostro compaesano Giuseppe Mazzola (e di Giralucci) merita dunque lo spazio di un articolo, e il tempo per ricordarci della storia di una nostra famiglia telgatese.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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