Lug
14
2013

Il bilancio di previsione 2013 di Telgate: una mia valutazione

La lettura dei documenti del bilancio di previsione 2013 del Comune di Telgate – che avrebbe dovuto passare in consiglio comunale mercoledì scorso – testimonia la difficoltà di amministrare un Comune nel contesto attuale. E suggerisce a chi si candida al prossimo giro di ruota di guardare in faccia ai numeri, prima di formulare proposte irrealizzabili.

Il primo aspetto che colpisce è l’indebolimento della leva urbanistica come strumento di programmazione di investimenti. Il bilancio 2013 prevede infatti entrate per alienazioni e ammortamenti  per soli € 187.000, a cui corrisponde un’eguale voce di spesa per investimenti. Tradotto: nel 2013 il Comune farà soltanto manutenzione straordinaria agli immobili (€ 107.000,00). In realtà ciò non corrisponde ai fatti, dal momento che il Comune incasserà € 85.000 di monetizzazioni dall’operazione Sirmet e € 195.000 dalla MiVi System, in aggiunta alla realizzazione diretta di asfaltature per ben € 450.000,00 (la famosa “operazione elettorale”). Valori che entreranno in parte nelle casse del Comune (i prime due) e in larga parte saranno trasparenti rispetto al bilancio, una soluzione che il segretario comunale ha suggerito per superare i vincoli del Patto di stabilità (lo ha riferito all’ultimo consiglio, peraltro).

Al di là delle operazioni da campagna elettorale (che io contesto, perchè non pianificate), rimane un punto saliente: che gli interventi in conto capitale nel nostro Comune -ad esempio la ristrutturazione delle scuole – saranno principalmente legati al destino del famoso ATP1, cioè alla riconversione dell’area Gery. Un’iniziativa che l’amministrazione avrebbe voluto si compisse nel quinquennio, ma che, ormai certamente, passerà ai prossimi amministratori. In periodo di vacche magre, tutte le future promesse passano da lì.

Il risultato lampante, per ora, è notevole la diminuzione (-92%!) delle previsioni di questo tipo di entrata, che da ben 2 milioni e mezzo di euro del 2012 (accertati poco più di € 130.000) passa a € 187.000,00 nel 2013.

Il secondo aspetto che trovo paradossale è la vicenda dell’IMU. Nell’incertezza delle decisioni del Parlamento, si prevede un’entrata di € 740.000,00, a cui si sommano € 431.266,00 di imposta sui fabbricati produttivi che lo Stato restituirà al Comune. In particolare, lo Stato verserà nelle casse del Comune € 1.265.523,00 a titolo di fondo di riequilibrio, cioè quasi la metà delle entrate tributarie.

Indipendentemente da quale partito si voti in cabina elettorale, tutto questo è ridicolo: perchè mai lo Stato dovrebbe lasciare i Comuni nell’incertezza su questa imposta sino alla fine dell’estate, riscuotere direttamente la quota dei fabbricati produttivi e restituirla in un fondo di riequilibrio? Gestito in questo modo, questo tributo è assurdo, perchè stravolge l’autonomia impositiva dei Comuni (che sarebbe peraltro, in forma di autonomia finanziaria, un principio costituzionale) e la possibilità di pianificare le entrate. La leva tributaria, se fosse lasciata ai Comuni, potrebbe permettere persino di finalizzare le stesse entrate correnti ad investimenti di cui il Comune avesse bisogno.

Da ultimo, il Patto di stabilità, che, associato alla Legge di stabilità 2012 che riduce la capacità di indebitamento al 6% per l’anno in corso, sottrae al Comune la possibilità di contrarre nuovi mutui.

Un quadro non felice, ed esposto a variabili esterne non prevedibili. Dal canto mio, continuo a ritenere che una radicale riforma degli enti locali sarebbe la migliore medicina, almeno per concentrare le funzioni in unità amministrative di ambito più efficienti e razionali.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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