Mag
12
2013

Rendiconto 2012: un Comune in ordinaria amministrazione

La lettura del rendiconto dell’esercizio finanziario 2012 del nostro Comune è esercizio istruttivo, sebbene richieda una buona dose di impegno per incrociare dati e ricavarne significati dai numeri.

Sarebbe stato parimenti utile presenziare al Consiglio comunale del 24 aprile scorso, in cui si approvava tale documento, ma la sala era, desolatamente, vuota (io ero assente giustificato). Questo dato in sè testimonia la nullità del dibattito politico nel nostro paese, che è tale da non suscitare il benchè minimo interesse a conoscere la situazione economica della nostra comunità.

Eppure il rendiconto è la fotografia di un anno di lavoro di un’Amministrazione comunale, il momento di confronto tra quanto previsto ad inizio anno (in realtà, il 21 maggio) e quanto realizzato.

Il primo dato che emerge con chiarezza è il forte ridimensionamento della gestione in conto capitale, che fa registrare entrate pari a circa € 131.000 e spese pari a circa € 323.000. Si tratta di un valore in costante diminuzione dall’anno 2009 (circa un milione di euro) ad oggi, sintomo evidente che la leva urbanistica è stata tolta all’Amministrazione per soddisfare gli impegni elettorali. Considerate che il bilancio di previsione indicava un’entrata complessiva presunta di ben € 2.485.500, un valore 19 volte superiore all’accertato. Un cambio totale di paradigma: è opportuno coloro che si presenteranno alle prossime elezioni amministrative tengano a mente questi dati, per evitare di promettere la luna in un’epoca di risorse strutturalmente molto scarse.

Il secondo dato che ritengo interessante riguarda la gestione dei residui passivi, cioè le spese impegnate ma non ancora ordinate oppure ordinate ma non ancora pagate. Sebbene il valore rimanga importante (€ 1.308.000), è tuttavia in diminuzione di € 85.000 rispetto allo scorso anno. Questo significa una graduale maggiore oculatezza nel pagare gli impegni di spesa assunti, e questa è una buona notizia.

Il terzo elemento che vi segnalo è l’IMU. Questa imposta, che vale più di un terzo delle entrate correnti del Comune di Telgate, ha modificato in profondità la contabilità comunale. Non foss’altro che per il fatto che tale entrata è stata in parte trasferita allo Stato (0,38% del gettito sugli immobili ad eccezione dell’abitazione principale), togliendo al Comune la metà del boccone dell’imposta sui fabbricati di categoria D. Ciò ha pesato significativamente sulle imprese del territorio, costrette a pagare un’aliquota dello 0,91% e con la proiezione di un nuovo salasso per il 2013 legato all’aumento della base imponibile dell’8,3%. Strutturata in questo modo, l’IMU crea unicamente incertezza nelle casse comunali e aggredisce le imprese già in sofferenza. Se solo si capisse questo e si avesse contezza delle cifre, si spegnerebbe la propaganda sull’abolizione di questa imposta sull’abitazione principale (che, nel Comune di Telgate, non dovrebbe valere più di € 100.000, per intenderci).

Il dato dell’IMU altera gli indicatori economico-finanziari del Comune, al punto da attribuire all’ente un’autonomia finanziaria ed impositiva che, di fatto, non possiede, e innalzando nuovamente la pressione tributaria pro-capite (€ 592,50 a testa).

Da ultimo, non si trascurino i dati sulla rigidità della spesa (cioè la parte “intoccabile” del bilancio), pari al 38,85%, e il rapporto tra numero di dipendenti comunali e abitanti, che è pari a 1 ogni 285 abitanti rispetto ad un dato medio nazionale di 1 ogni 144. Su quest0 ultimo aspetto, sono poco propenso a credere che la macchina comunale vada potenziata; piuttosto, andrebbe riformata alla radice, accorpando i Comuni sotto i 20.000 abitanti. Ma questo non dipende dalla nostra volontà.

Un saluto

Fabio

Autore: Fabio Turani

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