Nov
24
2012

Perchè non condivido la protesta dei genitori

Confesso di non essere esperto in materie scolastiche, prediligendo le questioni di natura urbanistica e ambientale che riguardano il nostro paese. Tuttavia ho partecipato alla riunione di ieri sera promossa dall’amministrazione sul tema dell’inserimento degli alunni “non italofoni” nella scuola primaria e secondaria, con la presenza di un gruppo di genitori inviperiti nei confronti dell’istituzione scolastica per non aver accettato la proposta dei gruppi di inserimento “verticali” formulata dall’amministrazione.

Ho trovato anzitutto peculiare che non ci si intenda sul significato delle parole. Fatico ad esempio a comprendere come si possa continuare a ribadire il principio dell’autonomia scolastica quando l’assessore all’istruzione ha più volte dichiarato che il progetto presentato dalla scuola non corrisponde alle aspettative dell’amministrazione. Delle due l’una: o si formula alla scuola una proposta -e in quel caso se la scuola non accetta non si finanzia il progetto – oppure si consente alla scuola di gestire il tema dell’inserimento degli stranieri in maniera autonoma. E’ assurdo che a fine novembre l’assessore Rigamonti ci propini ancora la ricostruzione storica degli innumerevoli incontri con la scuola: se non si trova un accordo sul merito del progetto, che non lo finanzi! Viceversa si impegni a trovare un accordo per tempo.

Non riesco inoltre a capire come si possa utilizzare la definizione di “classe di inserimento” senza sapere cosa significhi precisamente. Il fatto che don Alberto abbia pubblicamente dichiarato ieri sera che è d’accordo con la classe di inserimento (con mio personale stupore) sta a testimoniare come egli stesso sia disinformato: se leggesse con attenzione la mozione Cota, probabilmente capirebbe che il concetto di “discriminazione transitoria positiva” (ben richiamato da Maria Larosa) non è propriamente compatibile con la missione di un formatore. E che il principio della classe di inserimento si basa sul metodo della classe separata degli stranieri che non superano i test, che non rappresenta il modello più avanzato per l’alfabetizzazione dei “non italofoni”.

Circa la protesta dei genitori, è dunque opportuno fare chiarezza su questi tre punti:

1. quale progetto di alfabetizzazione propongono alla scuola: la classe di inserimento alla Cota? La classe verticale? L’inserimento immediato nelle classi ordinarie o l’inserimento separato? Lo svolgimento di percorsi nell’ambito dell’orario scolastico o in aggiunta all’orario scolastico? O altro ancora? L’elemento della proposta da parte dei genitori è mancato totalmente nell’assemblea di ieri sera. Non basta alzare la voce, si deve accompagnare ad essa un progetto ragionato.

2. Una volta formulata una proposta, che la si discuta nelle sedi opportune, non in assemblee pubbliche! Su questo aspetto, mi sento di non condividere l’idea dell’indisponibilità al confronto da parte della scuola, come ha dichiarato il vice-sindaco.

3.  Se i comitati dei genitori ritengono che sussista un’emergenza-stranieri nella scuola, che si impegnino ad informare i cittadini, fornendo i contenuti del loro progetto.

Continuare ad incensare l’amministrazione comunale in assemblee non è la strada giusta. Si sfrutti invece la disponibilità offerta dalla dirigente e si dialoghi, prima che passi anche quest’anno scolastico.

Fabio

P.S. se i comitati intendono fornire un contributo di pensiero, sarò ben lieto di ospitarlo su questo sito. 

 

Autore: Fabio Turani

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