Giu
17
2012

Se i sindaci-marziani parlano di lavoro

Ho avuto l’occasione di partecipare venerdì sera all’iniziativa del vicariato di Calepio-Telgate sul tema “dialogo sul lavoro”. Lo scopo dell’iniziativa era -pressappoco- di mettere a confronto parrocchie, sindacati, imprenditori e amministratori locali sulle dinamiche che la crisi economica ha prodotto sulla domanda ed offerta di lavoro nei paesi della Valcalepio.

Il dibattito, introdotto da don Angelo Domenghini e da Francesco Corna della Cisl, è stato ben presto fagocitato dalla retorica dei sindaci della zona. I quali, anzichè affrontare le numerose tematiche associate al mondo dell’impresa nei rispettivi paesi, hanno improvvisato esegesi economiche sul quadro europeo-internazional-globale, scivolando rapidamente sul terreno dei luoghi comuni.

Ne è uscita una serata assente di contenuti, che ha intontito i presenti sulla scarsa propensione dei giovani al lavoro (Finazzi-Grumello, il massimo della retorica), sul rapporto tra etica e lavoro (Bizzoni-Castelli Calepio), sulle colpe dell’Europa (Serughetti-Bolgare, che ha riferito pari-pari ciò che aveva ascoltato da Oscar Giannino la mattina alla radio), sull’immigrazione e sulle responsabilità della finanza (Binelle-Telgate, con la solita domanda: che società vogliamo costruire?). Salverei solamente l’intervento del sindaco Noris di Grumello, che ha quanto meno riportato i dati sulla situazione del proprio Comune.

Sindaci-marziani, per l’appunto. Mi chiedo se non sarebbe stato più utile che il sindaco di Telgate provasse a ripercorrere le ragioni delle tre gravi ristrutturazioni aziendali che Telgate (ripeto volontariamente il termine) ha subito tra il 2006 e il 2010 (Dorel, System Plast, Berta), che hanno cancellato almeno duecento posti di lavoro. Avrebbe quanto meno aiutato a capire che la crisi economica del 2008 fa parte di un tracciato che parte da ben più lontano e che ha cause identiche a quelle che potrebbero portare – domani- a nuove chiusure aziendali. Se lo avesse fatto senza retorica sarebbe giunto a conclusioni diametralmente opposte rispetto a quelle che egli, supportato dai colleghi dei paesi confinanti, ha propinato ai presenti.

E perchè poi non affrontare con lucidità la vicenda Locatelli, che ha caratteristiche molto particolari e che introduce risvolti di natura etica non secondari anche per l’agenda tematica del consiglio vicariale?

Nulla di tutto questo, il dibattito è stato la passerella per opinionisti in erba. Al punto che nell’ultimo intervento del pubblico (che ha più volte rumoreggiato: e ci credo bene!) è stato chiesto se fosse interesse dei sindaci continuare a partecipare a momenti di dialogo. Come a dire: visto che si è parlato di aria fritta, è forse opportuno riprendere la prossima volta provando a parlare del tema della serata?

Peccato che questa proposta sia giunta a pochi minuti dalla mezzanotte; temo che la prossima volta i presenti saranno molti, molti di meno.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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