Feb
17
2010

Una proposta concreta per il federalismo fiscale

Pubblico questo interessante contributo di Alessandro Frigeni sul tema del federalismo fiscale, che condivido in pieno. Pensate a quanto si potrebbe fare a Telgate se questa proposta avesse un seguito.

Sappiatemi dire.

Fabio

“La crisi economica che ha investito il nostro paese sta causando notevoli difficoltà finanziarie non solo alle famiglie italiane ma anche ai comuni, ovvero gli enti che devono assicurare proprio alle famiglie colpite dalla crisi servizi essenziali quali: strade, scuole, assistenza sociale, ecc..; i comuni rappresentano il livello della pubblica amministrazione più a contatto con il cittadino e sul quale il cittadino stesso può esercitare un controllo diretto.

Già da diversi anni, a fronte del moltiplicarsi dei servizi da erogare a favore dei propri cittadini, i comuni si sono visti ridurre progressivamente i trasferimenti dallo stato e dalle regioni; questo nonostante si continui da decenni a parlare di autonomia degli enti locali.

E’ fuori discussione la necessità di alleggerire l’insostenibile carico fiscale che grava sulle spalle dei cittadini italiani; ma perché, tra le tante imposte, eliminare proprio l’ICI, ovvero l’unica imposta che veniva introitata dal proprio comune e che quindi rimaneva sul territorio di appartenenza; in sostanza, perché, invece di ridurre IRPEF e IVA, si è preferito togliere l’unica tassa davvero federalista ?

L’eliminazione di questa imposta non ha fatto altro che peggiorare la già difficile situazione finanziaria dei nostri comuni, che hanno spesso dovuto utilizzare, in modo improprio, i proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione per finanziare le spese correnti; in pratica, per capirci, hanno dovuto utilizzare  i soldi destinati alle strade e alle fognature per pagare gli stipendi del personale.

Inoltre i vincoli stabiliti dal patto di stabilità, ancora oggi in vigore nonostante i tanti appelli per la sua soppressione, hanno impedito a tanti comuni di contrarre mutui per finanziare gli investimenti; per realizzare opere pubbliche ai comuni non è rimasta altra via se non quella di farle pagare agli operatori immobiliari, sotto forma di standard qualitativo e in cambio della concessione di importanti volumetrie a tutto svantaggio dell’ambiente e del paesaggio.

Ecco quindi che, per fare esempio, un comune che intende realizzare un impianto sportivo che serve a soddisfare un fabbisogno degli attuali cittadini è costretto a mettere in gioco delle volumetrie che attraggono a loro volta nuovi cittadini che a loro volta contribuiscono ad aumentare quello stesso fabbisogno di servizi che, per questa logica perversa, non risulta a quel punto più soddisfatto.

Non serviva uno scienziato per capire che a lungo andare questo meccanismo finanziario non avrebbe più retto; la recente crisi del mercato immobiliare ha fatto registrare infatti un drastico calo dei proventi dagli oneri di urbanizzazione e ha “spaventato” gli operatori immobiliari che, fino a qualche tempo fa, offrivano ai comuni “opere pubbliche gratis” in cambio di consistenti nuove volumetrie.

Ed ecco quindi che tantissimi comuni bergamaschi faticano a chiudere i bilanci di previsione perché non sanno come recuperare le risorse per finanziare la spesa corrente; non è demagogia ma, ahimé, amara realtà quella che vede alcuni sindaci lamentarsi di non avere più nemmeno i soldi per tappare le buche delle strade.

Di fronte a queste gravi difficoltà finanziarie dei comuni l’unica risposta possibile è quella derivante da una concreta e reale applicazione del federalismo fiscale; è necessario perciò attribuire ai comuni quella quota percentuale del gettito IRPEF che sia in grado di garantirne finalmente la tanto invocata autonomia finanziaria.

Da recenti studi pare che l’attribuzione di quota percentuale del 5 % del gettito IRPEF raccolto in Lombardia consentirebbe ai nostri comuni di non aver più nemmeno bisogno dei trasferimenti statali e regionali, i comuni potrebbero così pagare tutte le spese correnti e, addirittura, investire in opere pubbliche senza sacrificare il proprio territorio.

Era stato detto che il 2009 sarebbe stato l’anno del federalismo fiscale ma dopo il tanto declamato “Decreto Calderoli” il governo non ha ancora emanato alcun provvedimento che vada a definire le quote di  imposta IRPEF e IVA che vengono attribuite ai vari enti locali (Regioni, Province, Comuni).

I Comuni non possono più aspettare ed è ora che il governo intervenga attuando davvero il federalismo fiscale che, ad oggi, rimane ancora lettera morta.”

Autore: Fabio Turani

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