Feb
5
2010

E se il piano cave venisse azzerato?

Ricevo la segnalazione di un attento osservatore della vicenda del piano cave della provincia di Bergamo relativa ad una sentenza del Consiglio di Stato, che ha stabilito di non sospendere un precedente pronunciamento del Tar contro il quale hanno fatto ricorso cavatori e Regione.

Nella sostanza, il Consiglio di Stato ha confermato una sentenza del Tar di Brescia su ricorso presentato da Wwf, Legambiente e Italia Nostra nella quale si stralciano dal piano cave della nostra provincia alcuni Ate (ambito territoriale estrattivo) introdotti dalla Giunta regionale e non presenti nella proposta della Provincia di Bergamo per difetto di partecipazione degli enti locali e del pubblico interessato, tra cui le associazioni ambientaliste.

WWF, Legambiente e Italia Nostra chiedono che il piano cave venga revisionato per intero, chiamando a discuterne enti locali e organi competenti e sottoponendo gli Ate a valutazione ambientale strategica. 

Io sono d’accordissimo, anche perchè conosco lo spirito deciso e appassionato dell’avvocato Paola Brambilla, presidente regionale del WWF. Sono favorevole perchè troppi ambiti estrattivi sono stati decisi a tavolino stravolgendo l’impostazione provinciale, ignorando il parere dei comuni e imponendo cave in barba a qualunque analisi idrogeologica e ambientale.

Telgate ne è testimone, con una cava gigantesca inserita verso Palazzolo -non ho mai capito se nel silenzio di tutti o di “quasi” tutti-  senza valutazione dell’escavazione in falda, e con una seconda cava (Milesi, Ate g 11) inserita in posizione errata, poi stralciata, rimessa in gioco dal TAR, ricollocata per metà da un sindaco, per intero da un commissario prefettizio e infine sospesa dalla nuova Giunta. 

L’insegnamento di questo pessimo piano cave è che la pianificazione in materia ambientale e urbanistica deve partire da un capillare meccanismo di partecipazione degli enti territoriali, che si trovano a gestire negli anni un’opera -quale è una cava- che interferisce in modo rilevante sull’assetto e sulla ricchezza paesaggistica e naturalistica dei comuni.

Finiamola, una buona volta, di subordinare le scelte strategiche di interesse generale a logiche private o pre-elettorali. Vedrete, cari (e)lettori, come questo tema verrà opportunamente annacquato nei prossimi mesi, almeno fino al termine delle elezioni regionali….

Fabio Turani

Autore: Fabio Turani

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  • In riferimento al piano cave e’ notizia di questi giorni che la Milesi S.p.a. ha inoltrato al Presidente della Repubblica “Ricorso Straordinario”, avente per oggetto richiesta di annullamento delle delibere del Consiglio Comunale n. 37, e 38. Ho avuto modo di leggere il ricorso, e sempre si cita il PDA n. 65, tra l’altro e’ un pda superato dal piu recente n. 13, del 16/04/2008, e dal n. 14, del 17/04/2008, a seguito della nota dell’ufficio tecnico dell regione lombardia, del 10/04/2008. Non e’ forse ora che la Milesi “la smetta” di arrampicarsi sui vetri.

    Dopo le recenti sentenze del TAR, e del Consiglio di Stato, i qualiconfermano che qualsiasi ampliamento “deve” essere attiguo all’esistente, e non distante 1000 mt. Oltremodo non e’ il cavatore che dice dove lo vuole ma, e’ la Provincia che indica “dove”, qualsiasi ampliamento e/o nuovo ATE, non e’ la VI^ Commissione Consigliare. Questo la stabilito la legge 14/98, e ribadito da varie sentenze TAR, e ribadite dal Consiglio di Stato.
    Ora basta, e’ ora di darci un taglio e “dire” chiaramente come stanno le cose. In questo caso il Comune dovrà spendere dei soldi pobblici ed opporsi a tale ricorso. Alla Milesi dico bastaaaaaaaaa. Finiamola di fare retorica ed usare i dipendenti come scudo.

    P.S. nel ricorso c’è scritto che ne è venuta a conoscenza dalle delibere citate, in data 16/10/2009, esposte all’albo e mai notificate; ma non era forse presente al Consiglio Comunale, con dipendenti al seguito dopo la manifestazione con tutti i mezzi dell’azienda?
    Eugenio

  • A conferma che, quanto fatto dalla VI^ commissione Regione Lomgardia, e dallo stesso Consiglio R.L., apportando modifiche al piano cave della Provincia di Bergamo, in fase di istruttoria e approvazione, sis in contrasto con gli art. 7, e 8 della legge 14/98, come confermato dalla sentenza dall’ultima sentenza tar Brescia n 618/2010, e dalle precedenti sentenze, tra le quali, Consiglio di Stato n. 2743/2008, che confermano, che qualsiasi modifica operata in aggiunta dopo l’approvazione da parte della Provincia di Bergamo, deve necessariamente ripetere la procedura dell’iter, prevista dalla stesse legge 14/98.
    Questo vale anche nel caso dell’ATEg11 Telgate, quindi, anche per la Milesi Spa, ed a chi sostiene che la Milesi sia un caso a parte. Sia per, Progettopertelgate, che Telgateviva, ed a quanti. Non ho nulla di personale con la ditta indicata, ma basta arroganza, piu serietà e trasparenza nel rispetto delle legggi da parte della stessa.
    Eugenio

  • Ciao scrivo su questo blog non per fare polemica o retorica ma, per chiarezza di informazione.
    Nel sostenere quanto sopra scritto, invito a leggere i documenti in essa citati ovvero, PDA n. 65 del 30.07.2007, citato dalla milesi nei suoi ricorsi ma, ormai superato dal PDA n . 13, del 16.04.2008, e PDA n. 14, del 17.04.2008, e lesentenze citate TAR, e Consiglio di Stato.
    Invito a leggere ultime sentenze TAR brescia 2^ sezione la n. 2398/2009, e la n. 17/2010.

    Non mi stupirei se a questo punto per cercare di fare una forzatura all’ultimo ricorso presentato al Presidente della Repubblica metta in atto quanto letto su l’eco di Bergamo del maggio 2008, una riduzione dei dipendenti.

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