Ott
18
2009

Il caso System Plast: quando la politica fa una brutta figura

Il Quarto Stato (1901), Pellizza da Volpedo, olio su tela, 293x545 cm, Milano, Galleria d'Arte Moderna

Il Quarto Stato (1901), Pellizza da Volpedo, olio su tela, 293x545 cm, Milano, Galleria d'Arte Moderna

“Eco di Bergamo” titola oggi (18 ottobre): “Delusi i dipendenti della System Plast. “Dalla politica nessuna soluzione””. Ho appena inviato un sms alla giornalista Laura Ravelli compimentandomi con lei per aver colto in pieno l’esito dell’incontro di ieri.

Non è la prima volta che modero un dibattito, non è la prima volta che mi trovo a discutere di questioni del lavoro, ma mai come ieri ho fatto fatica a tenere le redini della discussione. Politici che ti chiamano prima del dibattito per chiederti le domande che farai, che ti chiedono come mai hai invitato anche “quelli” e non solo “questi”, che vogliono sapere perchè parla prima Tizio e poi Caio, che si stizziscono se citi il tale onorevole, che vogliono sapere quanto dura….

Sono del Partito Democratico, lo sapete, ma ieri sono rimasto deluso dalle risposte di tutti i politici. Anche i lavoratori lo sono stati.

Non ho rilevato una sola proposta concreta per i lavoratori della System Plast, ho risentito le stesse promesse che sono state fatte tre anni fa ai dipendenti della Dorel.  “La Provincia si attiverà”, “passeremo la materia all’assessore competente”, “il Governo dovrebbe incentivare le imprese”, “se ci verrà chiesto di fare squadra, siamo disponibili”, “la Regione dovrebbe aprire un tavolo per la piccola-media impresa”.

E pensare che di spunti ce ne sono stati. Ho chiesto loro se non potessero mettersi d’accordo per re-introdurre gli incentivi per le imprese che investono in ricerca e sviluppo (praticamente cancellati oggi), se non trovassero corretto cominciare a ridurre quella tassa odiosa che si chiama IRAP (che vale 25 miliardi di euro e che paga la sanità regionale, ma che potrebbe essere gradualmente ridotta a scapito di quegli interventi tipo il Ponte sullo Stretto che non sono prioritari), se non potessero fare pressing vero sugli istituti bancari. Sono modi per dare ossigeno vero alle PMI, per aiutare l’industria ad investire e a non delocalizzare.

Spunti sono venuti anche dal pubblico: la proposta di costituire un polo dell’innovazione a Telgate per elevare la qualità delle produzioni, la richiesta ai parlamentari di contattare direttamente il management di System Plast per chiedere un incontro ad alto livello, la segnalazione che in gioco c’è non solo System Plast ma anche l’indotto dei fornitori.

Risposte evasive. Promesse vaghe. Il governo Prodi aveva fatto, Berlusconi invece….Formigoni ha stanziato….l’Unione Europea non impone dazi…

Mi metto per un’istante nei loro panni (dei politici). Io avrei detto ai lavoratori: sentite, lunedì mattina noi parlamentari  e rappresentanti delle istituzioni e dei lavoratori contattiamo ad una sola voce la Direzione dell’azienda (Emerson-System Plast) e li convochiamo con urgenza in Regione Lombardia. All’azienda chiederemo di ripensare alla sua decisione, gli proporremo i contratti di solidarietà, perchè sappiamo che ora i lavoratori coinvolti sono 50, domani magari sarete tutti e 120. Nel caso peggiore, chiederemo a System Plast di impegnarsi in prima persona per il ricollocamento dei lavoratori, in modo che l’impatto della perdita dei posti di lavoro sulla comunità sia minimo. I sindacati vi terranno informati dello sviluppo delle trattative. Di più, nel breve termine, non possiamo fare.

Nel medio periodo cercheremo invece delle soluzioni per incentivare la imprese lombarde a rimanere sul nostro territorio.

Niente di tutto questo, anzi la conclusione è stata persino retorica.

Più impegno, cari politici, più impegno, più coraggio, più condivisione.

Un’ultima nota per i lavoratori. Non potete chiedere risposte alla politica se poi non partecipate all’assemblea in cui si discute del destino della vostra azienda. Vedere solo una decina di voi presenti non è stato affatto un buon segno, il posto di lavoro si difende con la partecipazione e con la determinazione, non aspettando che le soluzioni vengano dall’alto.

Fabio

Autore: Fabio Turani

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  • La politica italiana è sempre la stessa…certo però che leggere della presenza soltanto di una minima parte dei lavoratori conferma, come da programma, che quando c’è da farsi valere la gente si tira sempre indietro. E i risultati, a livello nazionale (non solo locale) si vedono; si continua a votare la stessa gente, criminali che decidono per noi…ma nonostante tutto non si impara mai la lezione.

    In fondo, tutti noi abbiamo i politici che ci meritiano e, forse, ci rappresentano meglio di quanto sembri…rappresentano tutto il peggio dell’italiano tipo.

    Un po’ di “ritorno alla sinistra”, soprattutto tra l’ultimo anello della catena produttiva (che ne è sempre stato fedele fino all’epoca berlusconi), non farebbe male anche a tutta questa gente che “ogni giorno va al lavoro sognando villazze e pensioni da re”. Ma una speranza c’é: adesso hanno inventato “Win For Life”…chissà!

  • Capisco disappunto e delusione di Fabio; è solo grazie alla sua capacità di conduttore-moderatore se non si è visto anche di peggio(penso a certi dibattiti televisivi , per intenderci. Allo spiegamento messo in campo di Autorità( ma quanti erano a quel tavolo? Ricordo almeno otto personaggi che intervenivano a rotazione…)non è seguito un adeguato apprezzabile risultato: né in termini di una maggiore conoscenza delle problematiche legate alla difficile congiuntura economica, né-tanto meno- in termini di proposte concrete.
    Un punto fermo però, in base all’esperienza fatta, lo metterei. No a vetrine, a passerelle di politici, anche se “onorevoli”. Questa formula solletica in troppi(non direi proprio tutti) gli aspetti più negativi del fare politica: protagonismo, bisogno di visibilità…con le conseguenti inutili divagazioni.Il problema sul tavolo era drammaticamente concreto. Un rappresentante del Sindacato
    ( che si mettessero d’accordo sul chi mandare e sul cosa dire/fare), uno (2 al massimo) del mondo politico, oltre all’ auspicabile presenza di un rappresentante dell’Azienda e dei lavoratori, avrebbe più che dimezzato i convenuti.
    Il risultato non sarebbe stato molto diverso, perché non è solo questione di numero? D’accordo…d’accordo. Di sicuro sarebbe stato meno faticoso per Fabio stringerli all’angolo e ricondurli su un piano di propositiva concretezza. Noi del pubblico ci saremmo risparmiati il fastidioso “effetto-somma” di più persone che parlavano senza dire… Perché se il criterio è solo quello del “vengo anch’io?” per esserci, per dimostrare che… allora meglio un fermo, se pur garbato, ” no,tu no! “

  • Sono d’accordissimo con Maria. Anche perchè ho letto in questi giorni della moltiplicazione delle vertenze sindacali in provincia di Bergamo, ma del “fare squadra” non ho più sentito parlare. Speriamo solo nella tenuta sociale, sennò si torna all’assalto ai forni del Manzoni…..

  • Mah, forse una volta la gente aveva voglia di “assalti ai forni”, ma a me sembra che oggi, nonostante si siano toccati punti di fondo davvero indecenti sotto vari aspetti, nessuno abbia intenzione di dare addosso ai veri colpevoli. Una vecchia storia, la guerra tra poveri.

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